Crotone, 
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Mazza (Comitato Magna Graecia) richiama la politica jonica: “Non servono nuovi enti, ma strategie condivise”

Una critica severa ma articolata sul presente e sul futuro dell’Arco Jonico. È quella che arriva da Domenico Mazza, che in un intervento pubblico richiama l’attenzione sulla necessità di una nuova visione politica e amministrativa per i territori compresi tra Corigliano-Rossano e Crotone. Secondo Mazza, lo Jonio sta pagando un immobilismo politico che non permette di cogliere le trasformazioni in atto nel resto del Paese. Mentre in molte aree italiane si pianificano investimenti importanti — nuovi poli universitari, potenziamenti infrastrutturali, modernizzazione dei servizi sanitari — sulle coste joniche prevalgono, a suo dire, iniziative anacronistiche o prive di reale prospettiva, come petizioni senza fondamento, progetti non supportati da studi di fattibilità o la celebrazione di interventi ordinari come fossero risultati straordinari.

Mazza ripercorre inoltre la storia dei tentativi avanzati negli anni per proporre la nascita di una nuova provincia nella Sibaritide, ricordando come già in passato l’idea non avesse trovato spazio nel Parlamento per ragioni demografiche e amministrative.
Con l’evoluzione della normativa nazionale – dal Testo Unico degli Enti Locali alla riforma Delrio – la creazione di nuovi enti si è infatti legata a precisi requisiti di popolazione e superficie, privilegiando ambiti omogenei e sistemi territoriali più ampi rispetto ai singoli confini provinciali.

Nella sua analisi, Mazza ripercorre anche alcune delle principali riforme che negli ultimi decenni hanno ridisegnato l’organizzazione dei servizi pubblici: la creazione delle Aziende Sanitarie Provinciali e delle Aziende Ospedaliere HUB, la ristrutturazione delle tratte ferroviarie e la riduzione dei collegamenti a lunga percorrenza lungo la fascia jonica, l’accorpamento delle Camere di Commercio su base interprovinciale, la riorganizzazione degli uffici INPS. Secondo Mazza, questi processi dimostrano che la distribuzione dei servizi non è più vincolata alle Province tradizionali, ma agli ambiti demografici e geografici più ampi.

Al centro dell’intervento c’è la proposta della cosiddetta “Magna Graecia”: un modello policentrico che punta a una redistribuzione più equilibrata degli ambiti amministrativi, evitando frammentazioni e creando invece sinergie tra territori complementari.
Per l’Arco Jonico, sostiene Mazza, la strada non è moltiplicare gli enti, ma unire forze e competenze per raggiungere un peso politico e istituzionale pari a quello dei Capoluoghi storici. Mazza richiama anche i recenti dibattiti sulla riapertura dei tribunali soppressi, ricordando che eventuali nuove sedi giudiziarie verranno valutate su base multi-provinciale. Da qui l’invito a Corigliano-Rossano e ai comuni dell’area a costruire alleanze territoriali più ampie per sostenere percorsi reali di riconoscimento istituzionale.

La riflessione si allarga infine ai nodi più attuali: il calo demografico che interessa tutta la Calabria, i limiti infrastrutturali, la proposta di un quarto scalo aeroportuale nella Sibaritide e il rischio di dispersione di risorse. Il vero riformismo – sostiene Mazza – non è creare nuovi contenitori amministrativi, ma rafforzare gli ambiti esistenti e costruire sinergie capaci di restituire competitività a tutto il versante jonico. L’intervento si chiude con un appello alla classe politica locale: abbandonare proposte prive di basi normative o demografiche e avviare invece una stagione di progettualità ampia, condivisa e capace di inserirsi con credibilità nel dibattito nazionale sui servizi e sulle riforme territoriali.

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