«Uno specchietto per le allodole». Così Domenico Mazza definisce la campagna elettorale appena conclusa, segnata – a suo dire – da slogan privi di contenuto e dall’assenza di una reale prospettiva di sviluppo per la Calabria. Secondo Mazza, quella che avrebbe potuto essere «l’occasione di riscatto di una terra dimenticata» si è trasformata in un teatrino fatto di promesse vaghe, gaffe e comunicazione costruita più per i social che per i cittadini. «Nessun filo conduttore, nessuna strategia concreta – osserva –. A tematiche cruciali come lavoro, ambiente, sanità e trasporti si sono sostituiti slogan logori e claim confezionati da videomaker professionisti, senza una reale idea di futuro».
Per Mazza, molti candidati hanno mostrato confusione sul ruolo del consigliere regionale, «legislatore chiamato a programmare e proporre strategie concrete, non ministro né amministratore locale». Invece di avanzare piani su ambiente, welfare, cultura, trasporti ed energia, «si sono limitati ad attaccare gli avversari e a produrre note stampa vuote di contenuti». Un comportamento che, sottolinea, ricorda «i personaggi pirandelliani in cerca d’autore, ma soprattutto in cerca di idee».
L’analisi tocca anche il tema dell’etica in politica: «Troppi moralizzatori a intermittenza – denuncia Mazza –. Promettono di combattere il malaffare, ma una volta eletti finiscono per cadere negli stessi meccanismi che criticavano». Per il professionista, la Calabria non ha bisogno di proclami ma di «risposte concrete, visione e progetti credibili».
Nel suo intervento, Mazza ha analizzato con attenzione i nodi irrisolti che continuano a frenare la Calabria: sanità, mobilità, agricoltura, turismo e industria. Per la sanità, spiega, non basta continuare a recriminare sulle chiusure degli ospedali o sui commissariamenti: serve una riforma vera, capace di ridisegnare la medicina territoriale e di riorganizzare la geografia sanitaria, distinguendo in modo chiaro i servizi di base da quelli ospedalieri. La mobilità, aggiunge, non può essere affrontata a colpi di slogan sulle grandi opere mai realizzate. Bisogna entrare nel merito dell’intermodalità e ripensare le infrastrutture con competenza, per rendere finalmente accessibili aree oggi isolate.
Sul fronte agricolo, Mazza evidenzia che la Calabria deve superare il modello esclusivamente familiare: senza un salto di qualità nell’organizzazione e nella promozione, i prodotti d’eccellenza resteranno fuori dai grandi mercati internazionali. Anche il turismo richiede una svolta: non può continuare a basarsi sulle vacanze di ritorno dei calabresi. Occorre un vero marketing territoriale capace di attrarre visitatori dall’Europa e oltre, costruendo filiere integrate che uniscano esperienze e territori. Infine, l’industria: secondo Mazza, non si può pensare di vivere soltanto di turismo e agricoltura. È necessario tornare a investire in processi produttivi sostenibili e collegati agli altri settori economici, così da creare occupazione e crescita duratura.
Secondo Mazza, solo una visione integrata potrà riportare la Calabria fuori dal baratro: «Bisogna smettere di ragionare per compartimenti stagni e coniugare eccellenze per creare valore e occupazione. Serve una politica capace di pianificare, non solo di promettere».
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