Crotone, 
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Riassetto territoriale, la proposta del Comitato Magna Graecia: quattro aree vaste per una Calabria più equilibrata

Le recenti posizioni espresse da alcuni amministratori delle Serre vibonesi – che hanno ipotizzato il passaggio delle proprie comunità dalla Provincia di Vibo Valentia a quella di Catanzaro – hanno riportato al centro del dibattito regionale la questione del riordino amministrativo in Calabria. Un tema che, per anni rimasto marginale, torna oggi d’attualità grazie alle spinte autonomiste provenienti da più aree del territorio e all’impegno di realtà come il Comitato Magna Graecia, che da tempo propone una revisione complessiva dell’architettura istituzionale regionale.

Secondo il Comitato, la soluzione non risiede nella creazione di nuove Province, ma in una ridefinizione più coerente degli ambiti territoriali. Una proposta basata su studi socio-economici e criteri di omogeneità geografica, che punta a superare la logica storica delle tre Province tradizionali – Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria – ritenuta responsabile di processi centralistici che nel tempo hanno penalizzato le aree periferiche.

Crotone, Vibo, la Piana di Gioia Tauro e la Sibaritide, ad esempio, pur avendo rappresentato in passato poli strategici di sviluppo, sono state progressivamente marginalizzate all’interno dei sistemi provinciali attuali. Da qui difficoltà consolidate, perdita di servizi e una crescente richiesta di autonomia e rappresentanza diretta.

Secondo la visione proposta, il nuovo assetto dovrebbe immaginare la Calabria suddivisa in quattro macro-aree: Nord Ovest, Nord Est, Centro e Sud. Ciascun ambito sarebbe caratterizzato da una popolazione compresa tra i 400 e i 500 mila abitanti e da una struttura urbana di riferimento:

  • Nord Ovest: asse Cosenza–Rende
  • Nord Est: Corigliano-Rossano e Crotone
  • Centro: Catanzaro, Lamezia Terme e Vibo Valentia
  • Sud: Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Gioia Tauro e Locride

Ogni area includerebbe inoltre due Aree Interne, garantendo una pianificazione più aderente alle caratteristiche dei singoli territori e in linea con le raccomandazioni europee sugli ambiti vasti. Fullone e Mazza evidenziano come la sola riorganizzazione degli enti intermedi non basterà a rendere la Regione più funzionale. Con 404 Comuni e una popolazione complessiva di 1,8 milioni di abitanti, la Calabria richiede anche una revisione della frammentazione municipale.

Gli autori invitano a promuovere campagne di sensibilizzazione che favoriscano fusioni e unioni tra Comuni, accompagnando i territori in un percorso consapevole di crescita amministrativa. Tra i processi considerati strategici: la fusione di Cosenza e Rende, la creazione della “grande Sybaris”, l’ipotesi di una “grande Kroton”, una nuova area urbana per la Locride, una riorganizzazione del Vibonese e della Piana di Gioia Tauro. Dove le fusioni non fossero possibili, si suggerisce di incentivare unioni di servizi per migliorare efficienza, costi e qualità delle prestazioni ai cittadini.

Secondo Fullone e Mazza, rimettere al centro le esigenze delle comunità significherebbe riportare la Calabria al passo con i processi europei e con le future dinamiche euromediterranee. Per questo, sottolineano, è necessario superare resistenze locali e visioni superate, avviando finalmente le riforme strutturali più volte rimandate.

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