Ragionare da territorio e non da singole porzioni geografiche: è questo l’appello lanciato da Elisabetta Barbuto, ex parlamentare della Repubblica, da Sandro Fullone, già amministratore, e da Domenico Mazza, presidente del Comitato Magna Graecia, in merito al dibattito sulle opere infrastrutturali lungo l’Arco Jonico.
Secondo i firmatari, le politiche europee degli ultimi decenni dimostrano la necessità di programmare interventi infrastrutturali “per lotti funzionali”, così da rendere operative le tratte man mano completate, purché correttamente interconnesse alla rete esistente. È il caso – ricordano – del terzo megalotto della Statale 106 e del tratto Battipaglia-Romagnano della nuova alta velocità Salerno-Reggio Calabria: opere che, pur inserite in progetti più ampi, potranno essere utilizzate già nei prossimi anni.
Ciò dovrebbe stimolare un cambio di prospettiva nelle scelte politiche locali: “Occorrono idee concrete e una visione strategica che punti a ricucire il territorio e superare l’isolamento geografico”, affermano Barbuto, Fullone e Mazza. Al contrario, denunciano, si continua a inseguire progetti privi di reale funzione, come “l’ipotesi di un nuovo scalo aeroportuale nella Sibaritide”, nonostante il calo demografico di quest’area e dell’intera Calabria, o l’uso di definizioni improprie come “istmo di Sibari”, che non trovano alcun fondamento geografico.
Per rappresentare e guidare una comunità – spiegano i tre – è fondamentale conoscerla nei suoi tratti essenziali: struttura demografica, dinamiche economiche, criticità condivise. “Il territorio non coincide con i limiti comunali o provinciali – sottolineano – ma è un sistema interconnesso che deve crescere in modo sinergico”.
Da qui la proposta di ribaltare le priorità: se davvero si vuole rendere l’area jonica competitiva, bisogna valorizzare l’asse Sibari-Crotone, oggi “l’anello debole del Golfo di Taranto”, e non ripetere scelte centraliste che storicamente hanno penalizzato la costa orientale calabrese e la stessa Corigliano-Rossano.
Secondo Barbuto, Fullone e Mazza, l’obiettivo immediato non dovrebbe essere inseguire la futura AV Salerno-Reggio Calabria, i cui cantieri in Calabria non sono imminenti, ma accelerare gli interventi sulla ferrovia jonica e sull’interconnessione con la rete metapontina. In questo senso, riveste un ruolo decisivo: l’adeguamento del tratto Sibari-Metaponto a rango C, oggi non percorribile da convogli ad alta velocità di rete, un nuovo deviatoio verso Scanzano Jonico, il potenziamento ferroviario a servizio dei porti di Crotone e Corigliano-Rossano, il collegamento efficiente con l’aeroporto di Sant’Anna, una nuova fermata vicina a Le Castella, una stazione baricentrica a servizio dell’area urbana Corigliano-Rossano.
Interventi che, insieme, consentirebbero allo Jonio calabrese di collegarsi all’alta velocità su Metaponto-Taranto già dal 2026, con tempi di viaggio stimati inferiori alle cinque ore per raggiungere Roma. Gli autori invitano le classi dirigenti locali ad abbandonare “visite di cortesia a RFI” e progetti dall’impatto marginale, e a concentrare invece tutte le energie su ciò che può realmente incidere sul futuro dei territori jonici. “Abbiamo l’opportunità di utilizzare risorse senza precedenti – concludono – ma per coglierla serve una politica che studi e conosca il territorio che rappresenta. Il tempo delle illusioni è finito”.
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