La sanità calabrese si trova di fronte a un passaggio decisivo. Con la prospettiva ormai prossima dell’uscita dal Commissariamento, la Regione è chiamata a ripensare l’intero assetto socio-sanitario, superando criticità che si trascinano da anni: mobilità passiva sempre più elevata, carenza di personale medico e infermieristico, sistemi informatici non adeguati e l’impatto crescente dell’invecchiamento della popolazione. Per Sandro Fullone e Domenico Mazza, serve una riforma strutturale fondata su modelli assistenziali innovativi, in cui intelligenza artificiale e telemedicina siano parte integrante del nuovo sistema. “Non possiamo più permetterci un’impostazione ospedalocentrica e rigida – spiegano –. È indispensabile un paradigma capace di prevenire, intercettare le fragilità e personalizzare i percorsi di cura”.
Le difficoltà calabresi riflettono, in parte, un malfunzionamento nazionale più ampio. La spesa sanitaria italiana è cresciuta dai 110 miliardi del 2014 ai 138 del 2024, senza però garantire un rafforzamento effettivo dei servizi locali. In Calabria, osservano Fullone e Mazza, non si è mai riusciti a costruire una rete in grado di assicurare continuità assistenziale e qualità. Per questo, la riforma dovrà partire da una revisione dei concetti cardine del sistema integrato socio-sanitario, con un confronto che coinvolga in modo diretto gli Enti Locali. “Serve un nuovo Piano socio-sanitario regionale – sottolineano – che guardi alla medicina del futuro, capace di integrare prevenzione, genetica e tecnologie digitali”.
I Comuni, con i Sindaci in prima linea, giocheranno un ruolo cruciale nella promozione della salute e nella gestione dei servizi di prossimità. Le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità, previsti dal PNRR, diventano strutture strategiche per garantire accesso, continuità e presa in carico dei cittadini. La loro attivazione, insieme a un processo deciso di digitalizzazione, rappresenta un passaggio fondamentale. Una riforma efficace, spiegano Fullone e Mazza, richiederà una collaborazione tra Regione, Aziende sanitarie, Azienda Zero, mondo accademico e cittadini. “Solo così si potrà passare da un sistema prestazionale a un’autentica medicina di prossimità”.
Uno dei nodi più delicati riguarda la ristrutturazione delle Aziende ospedaliere (AO) e delle ASP. L’attuale modello, incentrato sui tre ospedali HUB di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, ha progressivamente indebolito gli ospedali di primo livello, rendendo disomogenea la distribuzione dei servizi sul territorio. Fullone e Mazza propongono una riorganizzazione complessiva, partendo dall’elevazione delle AO esistenti a Aziende Ospedaliero-Universitarie (AOU) e dalla creazione di quattro Aziende Ospedaliere Complesse (AOC) attraverso l’accorpamento ragionato degli ospedali SPOKE: Pollino/Tirreno (Castrovillari – Paola/Cetraro); Sibaritide/Crotonese (Corigliano-Rossano – Crotone); Istmo/Serre (Lamezia – Vibo); Piana/Locride (Palmi – Locri).
Parallelamente, si prospetta la creazione di una unica Azienda Sanitaria Regionale (ASR), dedicata esclusivamente ai servizi territoriali e alle strutture previste dal PNRR. “Non si tratta solo di riorganizzare gli ospedali – evidenziano – ma di disegnare bacini omogenei, efficienti e capaci di garantire prestazioni adeguate ai cittadini, superando dispersioni, disservizi e duplicazioni”.
La riforma del sistema sanitario non è solo un processo tecnico, ma un cambiamento culturale che richiederà scelte politiche coraggiose, visione strategica e collaborazione tra istituzioni e territori. “È un percorso complesso – concludono – ma indispensabile per offrire ai cittadini una sanità moderna, efficiente e capace di rispondere ai bisogni reali della Calabria”.
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