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Crotone, Marine Park Village di Scifo: indagini chiuse per otto indagati

Marine Park Village di Scifo, indagini chiuse per otto indagati, a vario titolo, di lottizzazione abusiva, abuso d’ufficio e in due casi falso ideologico. Gli indagati per i quali il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, Gaetano Bono, ha notificato la chiusura delle indagini sono: Elisabetta Dominijanni e Gaetano Stabile per il Comune di Crotone; Giuseppe Germinara per la Provincia di Crotone; Pasquale Lopetrone funzionario della Soprintndenza beni archeologici e paesagistici; Mario Pagano Soprintendente ai beni archeologici e paesaggistici della Calabria; Armando e Salvatore Scalise imprenditori (difesi dall’avvocato Domenico Grande Aracri); Gioacchino Buonaccorsi progettista e direttore dei lavori.

La Procura della Repubblica di Crotone aveva fermando i lavori di costruzione del villaggio turistico a Punta Scifo, in un’area soggetta a triplice vincolo paesaggistico e a vincolo archeologico. Il provvedimento era finalizzato a “interrompere la lottizzazione abusiva e a tutelare la struggente bellezza di un’area fino ad oggi rimasta intatta e identica a quella che gli antichi coloni greci avvistarono dalle proprie navi, scegliendola come luogo di fondazione di Kroton”. Quel sequestro non fu poi convalidato dal Gip Michele Ciociola che ne emise un altro di sua iniziativa.

I reati ipotizzati non si limitano alla violazione di norme paesaggistiche, ma si estendono alla condotta dei pubblici amministratori i quali, con una serie di abusi d’ufficio, hanno rilasciato un permesso di costruire che non poteva essere rilasciato: innanzitutto il Marine Park Village è un vero e proprio villaggio turistico e non già, come si è tentato di far credere, un agriturismo-campeggio articolato in bungalow. Non solo il Comune di Crotone non avrebbe mai potuto rilasciare il permesso di costruire, ma ha perseverato negli abusi, omettendo di annullarlo dopo avere scoperto che i fratelli Scalise non erano imprenditori agricoli professionali (il provvisorio certificato era stato revocato) e non erano nemmeno proprietari del terreno, ma agivano con un falso contratto col proprietario, già morto all’epoca della domanda. E poi vi sono stati gli abusi d’ufficio della Provincia e della Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici che non solo non avrebbero potuto rilasciare le rispettive autorizzazioni, ma hanno perseverato nella condotta delittuosa omettendo in seguito di annullarli.

“A coronamento della triste pagina scritta dalla Pubblica amministrazione mancavano soltanto le false attestazioni del Soprintendente ai beni Archeologici e Paesaggistici, indagato per falso ideologico in atto pubblico per aver comunicato al Ministero (per sostenere l’ineluttabilità dell’abuso perpetrato) che tutti i bungalow erano già stati realizzati, mentre in realtà uno solo è stato costruito parzialmente quale riparo per gli attrezzi del cantiere.

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