Catanzaro, 
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Protesta dei lavoratori Konecta a Catanzaro, Barbuto e Bruno: “Fallimento politico”

Non una protesta simbolica, ma una richiesta concreta di attenzione e risposte. Questa mattina, davanti alla Cittadella regionale, i lavoratori di Konecta R sono scesi in piazza per denunciare una situazione che rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale.

A rendere ancora più forte il messaggio, le maschere bianche indossate durante il sit-in: un modo per sottolineare il rischio di diventare “invisibili” a pochi giorni dalla scadenza dei contratti, fissata per il 18 maggio.

Al centro della vertenza ci sono 74 lavoratori, ex Lap, esclusi dagli ammortizzatori sociali e senza prospettive immediate. Una condizione che si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che coinvolge il settore della digitalizzazione in Calabria, già segnato da incertezze occupazionali.

Alla manifestazione hanno preso parte anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Barbuto, e il consigliere regionale Enzo Bruno, che hanno raccolto le istanze dei lavoratori portandole all’attenzione della Giunta.

Secondo i due esponenti politici, la questione non può essere ridotta a un problema tecnico: si tratta, piuttosto, di una responsabilità politica legata alla gestione di un progetto finanziato con risorse pubbliche, che avrebbe dovuto garantire occupazione stabile e che oggi invece genera precarietà.

Durante la mattinata, Barbuto e Bruno hanno avviato un confronto con l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, ottenendo l’impegno a convocare nei prossimi giorni un incontro con una delegazione dei lavoratori.

L’obiettivo, spiegano, è arrivare rapidamente a soluzioni concrete, evitando che decine di famiglie restino senza reddito e senza tutele. Una richiesta che arriva direttamente dai lavoratori, che chiedono non solo interventi immediati ma anche una prospettiva più strutturata per il settore.

La vertenza Konecta, infatti, viene indicata come un banco di prova per la credibilità delle istituzioni regionali: da un lato la possibilità di dimostrare che gli investimenti pubblici possono generare occupazione reale, dall’altro il rischio di certificare l’ennesimo fallimento.

Nel frattempo, i lavoratori continuano a chiedere una sola cosa: risposte rapide e dignità.

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