Crotone,

Crotone, quella notte che rubarono i gioielli alla Madonna di Capo Colonna (gallery)

La processione della sacra icona

Ci avviciniamo al giorno del pellegrinaggio, a quella notte che porterà a Crotone migliaia di fedeli da tutta Italia devoti alla Madonna di Capo Colonna. Ripercorriamo insieme uno dei momenti più brutti per i credenti crotonesi, ovvero il furto sacrilego all’icona sacra della Madonna di Capo Colonna nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 1983. Lo facciamo attraverso uno strumento di memoria straordinario avvero l’archivio storico La Stampa. Ci soffermeremo poi su un evento che invece riportò il sorriso ai fedeli e quindi la ricollocazione dei gioielli realizzati dal maestro orafo Gerardo Saco su commissione dell’allora Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Giuseppe Agostino.

in questo caso ci avvarremo di una testimonianza straordinaria pubblicata sul sito internet crotone.itineraritaly.it

Cominciamo con l’articolo pubblicato su La Stampa il 15 ottobre 1983.

Secondo colpo sacrilego in Calabria

Crotone, ladri in chiesa (un furto da 5 miliardi)

CROTONE — Ladri In una chiesa. Nella cattedrale di Crotone hanno portato via tutti gli oggetti preziosi (ori e brillanti) da una cappella nella quale si conserva una tela del 1200 raffigurante la Madonna di Capocolonna. Un colpo da cinque miliardi, secondo le prime stime. E che non è costato neppure troppa fatica. I banditi non hanno dovuto perder tempo a disattivare il dispositivo d’allarme della cappella. Era già guasto. Per la Calabria questo è il secondo furto sacrilego in poco più di dieci giorni. La notte tra domenica e lunedì della scorsa settimana, a Paola (Cosenza), nel santuario di San Francesco, i ladri avevano rubato le reliquie del santo taumaturgo – (cinque frammenti di ossa, uno zoccolo, un dente molare, il rosario di legno con 65 grani, il saio, il cappuccio, un calzettone di lana e la maglia interna). Tutti questi oggetti sono poi stati fatti ritrovare a Roma. Nelle mani dei banditi sono rimasti un busto d’argento che riproduce il santo, un crocefisso del 1400, una lampada votiva in argento e oro, una teca in argento massiccio, nella quale era contenuto un reliquario in oro con le ossa del santo. Ladri «specialisti», dunque, «venuti da un’altra regione», ha detto il dirigente del commissariato di polizia, Domenico Bagnato. «Per il colpo, comunque, sono stati aiutati da persone del posto che conoscevano bene l’interno della Cattedrale. Da un primo inventario, oltre al diadema che cingeva la testa alla Madonna, fatto con 12 stelle d’oro e brillanti, i ladri hanno portato via: la lamina d’argento (80 centimetri di larghezza per un metro di altezza) che ricopriva la tela della Madonna di Capocolonna; lo stemma d’oro di San Dionigi; un anello con una pietra di ametista che fu donata da mons. Raimondi ex vescovo di Crotone, una collana di platino con 15 brillanti; due corone d’oro; 12 statuette in bronzo del 1600, raffiguranti i 12 apostoli.

E poi la straordinaria ricostruzione anche fotografica.

«La notte tra il 13 e il 14 ottobre 1983 ignoti profanarono l’icona della Madonna di Capo Colonna, simbolo della fede e della tradizione religiosa di Crotone, rubando i gioielli da cui era adornata.

I crotonesi, i tantissimi devoti, che ogni anno da tutta la regione raggiungono la città per rinnovare il profondo legame che li unisce alla Vergine, ebbero una reazione sdegnata al furto.

L’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, Mons. Giuseppe Agostino affidò a Gerardo Sacco, maestro orafo crotonese, il compito di realizzare il nuovo ornamento della sacra immagine. Un grande onore, ma una responsabilità da far tremare le vene e i polsi.

Alla presentazione dell’opera, si temeva di deludere le aspettative dell’Arcivescovo Agostino che invece, ebbe parole bellissime: “Figlio dilettissimo, rivolgendosi a Gerardo Sacco hai superato questa prova con intelligenza, sensibilità, devozione. Ti saremo grati in eterno”. Accadde due giorni prima che l’icona restaurata apparisse in pubblico, il 12 maggio 1986.

Nonostante Gerardo Sacco avesse superato a pieni voti la valutazione del vescovo Agostino non si sentiva soddisfatto. Continuava a ripetere che avrebbe dovuto migliorare l’opera, ma non sapeva come. Non riusciva a prendere sonno. Alle due di notte scese in laboratorio e sedette di fronte all’icona della Vergine. A un certo punto, prese la cesoia e iniziò distruggere il lavoro fatto cancellando mesi di lavoro.

Improvvisamente, ebbe una folgorazione, tutto gli apparve chiaro. Lavorando fino alle prime luci dell’alba e preparando minuziosamente ogni pezzo, in modo da consentire ai collaboratori, che sarebbero arrivati di lì a poco, di assemblare velocemente il materiale, riuscì nel proprio intento. Solo in quel momento l’opera era completata.

Per la realizzazione della nuova cornice, che avvolgeva l’icona della Vergine, si utilizzarono sette chili e mezzo d’argento; per l’aureola, invece, 38 grandi zaffiri, 39 perle, 175 diamanti taglio brillante e 144 perle coltivate, poggiate sull’oro. Il lavoro fu ulteriormente arricchito alcuni anni dopo.

Al posto della vecchia corona, adattata al bambin Gesù, si sistemarono dodici stelle in oro bianco con diamanti incastonati a pavé: un numero non casuale, visto che nella tradizione biblica esse rappresentano l’ornamento della donna, ma richiamano anche gli apostoli, raccolti attorno a Maria, per ricevere lo Spirito Santo».

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