Emergenze sottovalutate, strumenti non sfruttati appieno e un ritardo decisivo nelle operazioni in mare. Sono questi gli elementi principali emersi durante l’ultima udienza del processo sul naufragio del caicco Summer Love, la tragedia avvenuta il 26 febbraio 2023 al largo di Cutro, in cui persero la vita 94 migranti. A delineare il quadro è stato l’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura di Crotone, ascoltato in aula nel corso dell’esame condotto dal pubblico ministero Matteo Staccini.
Secondo quanto riferito, uno dei nodi centrali riguarda il mancato coinvolgimento della Guardia Costiera. Pur trattandosi di un’operazione di polizia, la Guardia di finanza avrebbe potuto richiedere il supporto della Capitaneria di porto, dotata di mezzi idonei per interventi in mare aperto. Una collaborazione che, secondo il consulente, avrebbe potuto incidere sull’esito delle operazioni.
Nel corso della testimonianza, Carannante ha inoltre sollevato dubbi sulla decisione di interrompere l’attività in mare a causa delle condizioni meteo. Analizzando le caratteristiche tecniche delle unità impiegate, ha evidenziato come almeno una delle motovedette fosse in grado di operare in sicurezza anche con mare forza 4, mantenendo velocità adeguate. Da qui la perplessità sulla scelta di rientrare in porto, salvo eventuali criticità non note legate alla sicurezza degli equipaggi o dei mezzi.
Altro punto critico riguarda l’utilizzo della strumentazione radar. Secondo il consulente, il sistema di monitoraggio non sarebbe stato sfruttato in modo efficace: il radarista, infatti, non avrebbe modificato la scala di portata per ampliare il raggio di rilevamento, limitandosi a un’osservazione passiva dello schermo. Una gestione che avrebbe reso casuale, e non frutto di una ricerca attiva, l’individuazione dell’imbarcazione.
A complicare ulteriormente la situazione, anche i limiti tecnici degli strumenti disponibili: il radar di Campolongo non era impostato per superare le 12 miglia di portata e la telecamera termica risultava non funzionante, rendendo impossibile un monitoraggio più efficace nelle condizioni di quella notte.
Nel suo intervento, Carannante ha inoltre confermato che l’imbarcazione era stata già classificata come “barca con migranti” e che la conduzione risultava affidata a un timoniere esperto. Elementi che, secondo il consulente, avrebbero reso legittimo un intervento tempestivo di intercettazione.
Determinante, infine, il fattore tempo. Se il pattugliatore fosse partito all’orario inizialmente previsto, intorno alle 00:17, avrebbe potuto intercettare il caicco a circa sei miglia dalla costa, prima dell’impatto. La partenza avvenuta invece alle 2:30 avrebbe reso impossibile qualsiasi intervento utile per evitare la tragedia.
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