Nuova udienza al Tribunale di Crotone nel processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco *Summer Love*, l’imbarcazione naufragata davanti alla costa di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023. Una tragedia che ha provocato 94 vittime accertate e che continua a essere al centro dell’accertamento giudiziario sulle fasi precedenti l’impatto con la secca.
Nel corso del controesame è stato ascoltato il capitano di fregata Gianluca D’Agostino, all’epoca dei fatti capo dell’Italian Maritime Rescue Coordination Center. L’ufficiale ha ricostruito alcuni passaggi relativi alle informazioni arrivate quella notte, soffermandosi in particolare sulle segnalazioni di Frontex e sulla valutazione operativa fatta prima del naufragio.
Secondo quanto riferito in aula, l’aereo di Frontex avrebbe individuato diverse imbarcazioni, segnalando però il caicco perché diretto verso terra, perché era stata intercettata una telefonata verso la Turchia e perché vi erano elementi che facevano ritenere la presenza di persone sotto coperta.
D’Agostino ha spiegato di aver condiviso la valutazione dell’International Coordination Centre, secondo cui non si sarebbe trattato, in quel momento, di un evento Sar, cioè di ricerca e soccorso. L’ufficiale ha inoltre contestato alcune affermazioni attribuite al direttore di Frontex, Hans Leijtens, ascoltato in sede europea, sostenendo che la descrizione della situazione a bordo fosse stata, a suo giudizio, eccessiva.
Al centro dell’udienza anche la lettura dei messaggi trasmessi da Frontex, nei quali il caicco veniva indicato come “possible migrant vessel”. D’Agostino ha sostenuto che il riferimento ai migranti sarebbe comparso per un errore di trascrizione e ha aggiunto che l’alta risposta termica rilevata dall’aereo non consentiva, da sola, di stabilire con certezza quante persone si trovassero sull’imbarcazione.
Un altro passaggio significativo ha riguardato la Guardia di Finanza. L’ex capo dell’Imrcc ha riferito di aver appreso, nel corso di una riunione al ministero dell’Interno successiva al naufragio, che l’unità della Finanza era rientrata nel porto di Crotone e si trovava quindi lontana dal punto in cui ci si aspettava fosse impegnata.
La testimonianza si inserisce in un processo che punta a ricostruire le responsabilità e le decisioni assunte nelle ore decisive precedenti al naufragio. Resta centrale, nel dibattimento, il nodo della qualificazione dell’evento: se cioè quella notte il caicco dovesse essere considerato un caso di polizia marittima o una situazione di soccorso in mare.
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