Crotone, 
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Contact Center “Chiama Roma 060606”, i sindacati chiedono il ritiro del bando

Le organizzazioni sindacali SLC CGIL, FISTel CISL e UILCOM UIL chiedono il ritiro del bando di gara per l’affidamento del servizio di Contact Center “Chiama Roma 060606”, pubblicato lo scorso 3 dicembre, ritenendolo non conforme agli accordi sottoscritti con l’amministrazione capitolina e alle indicazioni del Ministero del Lavoro.

Al centro della contestazione vi è l’applicazione del contratto collettivo previsto nel capitolato di gara. Nonostante l’attività rientri nel codice Ateco 82.20, relativo ai Call Center, il bando individua come riferimento il contratto delle Cooperative Sociali, anziché il CCNL delle Telecomunicazioni, considerato dai sindacati il contratto coerente e maggiormente rappresentativo del settore.

Una scelta che, secondo le sigle sindacali, contrasta con l’“Accordo per un lavoro tutelato negli appalti di servizi e forniture” firmato il 6 novembre 2025 tra il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e le confederazioni CGIL, CISL e UIL. L’intesa prevede infatti l’obbligo, nei bandi pubblici, di inserire clausole volte a contrastare il dumping salariale e contrattuale, garantendo l’applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

A rafforzare la posizione dei sindacati è anche una nota del Ministero del Lavoro del 24 aprile 2025, che individua proprio il CCNL delle Telecomunicazioni come contratto di riferimento per gli appalti nel settore dei Call Center, in virtù della sua ampia diffusione e rappresentatività.

Ulteriori criticità vengono rilevate nei criteri di valutazione dell’offerta tecnica, che attribuiscono un punteggio premiale alle sedi operative localizzate nel Comune o nella Provincia di Roma. Un elemento che, secondo le organizzazioni sindacali, rischia di incidere sulla concorrenza e sulla gestione complessiva del servizio.

Alla luce di queste considerazioni, SLC CGIL, FISTel CISL e UILCOM UIL hanno formalmente diffidato Comune di Roma a ritirare il bando in autotutela, sottolineando come l’applicazione del CCNL delle Telecomunicazioni garantirebbe migliori condizioni retributive e maggiori tutele normative per i lavoratori, anche in termini di stabilità e territorialità.

In caso di mancato ritiro entro cinque giorni dal ricevimento della diffida, le sigle sindacali annunciano il ricorso alle vie legali, ritenendo la vicenda potenzialmente configurabile anche come condotta antisindacale.

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