Il ritiro in autotutela del bando Chiama Roma 060606 viene accolto come un segnale positivo dal territorio di Crotone, anche se arrivato in ritardo. Una decisione che risponde alle contestazioni sollevate già a fine dicembre dal Comune di Crotone, attraverso un atto consiliare articolato e giuridicamente fondato, condiviso con le organizzazioni sindacali locali, che avevano denunciato il carattere illegittimo e discriminatorio del bando nei confronti dei lavoratori crotonesi.
Secondo Confial Telecomunicazioni, il provvedimento rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non può essere considerato un punto di arrivo. Restano infatti forti perplessità sulla gestione complessiva della vertenza e sulle prospettive che si stanno delineando attorno al futuro del servizio.
A destare particolare preoccupazione è la condotta del Direttore Generale del Comune di Roma, Albino Ruberti. In una fase cruciale, la sua assenza ha determinato il rinvio di una riunione sindacale ritenuta determinante. Negli stessi giorni, tuttavia, lo stesso Direttore Generale comunicava formalmente al Comune di Crotone la piena legittimità del bando, arrivando a difendere la contestata clausola di territorialità.
Pochi giorni dopo, è arrivata l’apertura al ritiro in autotutela, maturata in occasione di una riunione del 23 gennaio alla quale hanno preso parte esclusivamente organizzazioni sindacali non coinvolte direttamente nella vertenza aziendale. Dal verbale emerge una posizione chiara di Cgil, Cisl e Uil, che dichiarano di condividere la necessità di riportare il servizio a Roma.
È proprio questo il nodo più delicato della vicenda. Un tema che, secondo Confial, esula dal ritiro del bando e viene giustificato facendo riferimento all’evoluzione tecnologica e all’introduzione dell’intelligenza artificiale. Un richiamo che rischia però di trasformare l’innovazione in un alibi.
«L’innovazione – sottolinea Confial – non può essere una contropartita, ma un processo da governare per migliorare i servizi, valorizzare le competenze, rafforzare il lavoro esistente e creare nuova occupazione». Una posizione netta, soprattutto se si considera che a Crotone operano 125 lavoratori con anni di esperienza, risultati e performance che hanno reso il servizio un’eccellenza riconosciuta.
Dietro l’introduzione di nuove piattaforme tecnologiche, dunque, non vi sarebbe la necessità di smantellare un modello che funziona, ma l’opportunità di rafforzarlo. Proprio per questo vengono giudicate negativamente le riunioni svolte a porte chiuse e la mancata convocazione di Confial e delle rappresentanze sindacali territoriali direttamente coinvolte nella vertenza.
«La nostra presenza – spiegano dal sindacato – avrebbe consentito di mantenere il confronto sull’unico punto centrale: correggere un bando discriminatorio e, solo successivamente, aprire un tavolo serio e trasparente sull’innovazione».
Il ritiro del bando, per Confial, era un atto dovuto. Utilizzarlo come strumento per giustificare scelte future che nulla hanno a che vedere con una reale innovazione rappresenta un rischio concreto.
Su questo fronte, la vigilanza resterà alta. «La Confial lo farà – conclude Gianni Angotti, Confial Telecomunicazioni Crotone – senza ambiguità e senza sconti».
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