Dopo la conferenza stampa con cui Arpacal e le istituzioni hanno illustrato i risultati delle analisi effettuate nelle scuole di via Giovanni Paolo II – che non hanno evidenziato presenza di fibre di amianto nell’aria né nelle polveri campionate – arriva una nuova presa di posizione del Comitato Tufolo-Farina, che riporta al centro del dibattito la questione ambientale dell’area. Al centro delle critiche vi sono soprattutto le modalità con cui è stato effettuato il monitoraggio dell’aria. Secondo quanto sostenuto nella nota diffusa nelle ultime ore, un campionamento della durata di quattro ore non sarebbe sufficiente per fornire un quadro realmente rappresentativo delle condizioni ambientali.
La contestazione riguarda in particolare la durata delle rilevazioni. Un monitoraggio limitato nel tempo – si legge – restituirebbe soltanto una fotografia riferita a uno specifico momento della giornata, senza tenere conto delle possibili variazioni che potrebbero verificarsi in altre fasce orarie o in condizioni meteorologiche differenti. Per avere dati più attendibili, secondo il Comitato, sarebbe necessario effettuare più campionamenti distribuiti nel tempo e in contesti diversi, ripetendo le analisi in giornate differenti e in più punti dell’area interessata.
Nel documento si evidenzia inoltre come, negli ultimi anni, le indagini ambientali sull’area sarebbero state limitate. In particolare viene citata la cifra di circa mille euro spesi dal Comune di Crotone in sei anni per analisi sul top soil, un dato ritenuto insufficiente rispetto alla portata del problema. Viene inoltre richiamata l’ordinanza del 2020 relativa alla rimozione dei materiali presenti nell’area. Secondo quanto sostenuto nella nota, l’assenza di ulteriori verifiche significative fino alle recenti analisi effettuate da Arpacal rappresenterebbe un elemento che meriterebbe maggiore attenzione.
La richiesta avanzata dal Comitato è quella di procedere rapidamente con un intervento di bonifica dell’area, definita una vera e propria “bomba ecologica”. Secondo i promotori della presa di posizione, solo un’azione concreta e verifiche ambientali più estese potrebbero rassicurare realmente la popolazione e le famiglie degli studenti che frequentano gli istituti scolastici della zona. «La salute pubblica non può aspettare», si legge nella nota, che conclude chiedendo interventi immediati e, se necessario, l’attivazione di procedure in danno per mettere definitivamente in sicurezza l’area.
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