Crotone, 
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Neuropsichiatria infantile, a Crotone cresce la preoccupazione per l’accesso tardivo ai servizi

Il tema dei tempi di accesso ai servizi di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza torna al centro del dibattito pubblico a Crotone. A sollevarlo è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), attraverso una nota firmata dal presidente, il prof. Romano Pesavento, che richiama istituzioni e opinione pubblica su una criticità definita non episodica ma strutturale.

Secondo il Coordinamento, la dilatazione dei tempi di attesa non può essere considerata una semplice difficoltà organizzativa. In ambito evolutivo, il fattore tempo incide direttamente sull’effettività dei diritti fondamentali dei minori e sulla capacità del sistema pubblico di garantire prestazioni essenziali in modo tempestivo.

Nel quadro costituzionale italiano, il diritto alla salute dei minori assume una dimensione rafforzata, che implica tempestività, continuità e prossimità nella presa in carico. La neuropsichiatria infantile rappresenta un ambito particolarmente delicato, collocato all’incrocio tra tutela sanitaria, diritto all’istruzione, inclusione sociale e sostegno alle famiglie.

Quando l’accesso ai servizi avviene con ritardo, osserva il CNDDU, il diritto non viene formalmente negato, ma sostanzialmente differito, con effetti concreti sullo sviluppo della persona. La diagnosi precoce, infatti, non è soltanto una buona pratica clinica: è una condizione di uguaglianza sostanziale, capace di prevenire aggravamenti, ridurre disabilità secondarie e garantire percorsi educativi adeguati.

La questione non è solo giuridica, ma anche economica e sociale. Numerosi studi internazionali dimostrano che gli interventi precoci nell’età evolutiva producono benefici significativi nel medio e lungo periodo, riducendo la spesa sanitaria futura, i costi assistenziali e l’impatto sulle famiglie.

Al contrario, un’attesa prolungata genera effetti cumulativi: maggiore carico assistenziale, aumento delle disuguaglianze territoriali e incremento della spesa pubblica differita. Per il Coordinamento, la situazione di Crotone evidenzia una tensione ormai diffusa tra crescita dei bisogni e capacità programmatoria dei servizi territoriali.

Il caso crotonese viene letto come un segnale di carattere sistemico. Non si tratta solo di una criticità locale, ma di un banco di prova per la capacità delle istituzioni di garantire i livelli essenziali di assistenza in tempi compatibili con la natura delle prestazioni.

Il principio dei LEA, ricorda il CNDDU, non riguarda esclusivamente la definizione delle prestazioni sanitarie, ma anche la loro effettiva accessibilità in tempi ragionevoli. Quando la dimensione temporale diventa incompatibile con la prestazione richiesta, emerge un problema di adeguatezza dell’organizzazione pubblica.

Secondo il Coordinamento, occorre un riposizionamento strategico della neuropsichiatria infantile all’interno delle politiche pubbliche, riconoscendola come infrastruttura dei diritti e non come servizio specialistico residuale. Ciò implica un modello integrato tra sanità, scuola e welfare, orientato alla presa in carico precoce e alla continuità degli interventi.

“Rendere visibili e verificabili i tempi di accesso significa rafforzare l’accountability istituzionale e restituire certezza ai cittadini”, sottolinea il presidente del CNDDU.

La conclusione è netta: nell’infanzia, il tempo non è un elemento neutro. Quando l’attesa diventa eccessiva, si amplia la distanza tra la promessa costituzionale e la vita reale dei minori. Ridurre questa distanza – evidenzia il Coordinamento – è una responsabilità giuridica, istituzionale e culturale che non può essere rinviata.

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