La crescente diffusione di sostanze stupefacenti, in particolare delle droghe sintetiche sempre più accessibili ai giovani, rappresenta una delle principali emergenze sociali del territorio. A lanciare un nuovo appello è Filly Pollinzi, che richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare il fenomeno con interventi strutturali e una collaborazione stabile tra istituzioni e realtà del territorio.
Pollinzi ricorda l’esperienza maturata durante il suo incarico di assessora al Welfare del Comune di Crotone, quando il tema delle dipendenze è stato affrontato insieme ai servizi sociali attraverso il progetto **”Parole che pesano”**, nato dall’inchiesta della giornalista Angela De Lorenzo de *Il Crotonese* e sviluppato con il coinvolgimento di scuole, istituzioni, forze dell’ordine, operatori sanitari e comunità terapeutiche.
Secondo quanto emerso dal percorso, si registra un abbassamento dell’età del primo contatto con le sostanze, mentre aumentano la diffusione del fenomeno e le situazioni di fragilità che coinvolgono ragazzi sempre più giovani. Un quadro che, sottolinea Pollinzi, richiede risposte coordinate e tempestive.
Accanto agli elementi di preoccupazione, l’ex assessora evidenzia però anche un aspetto positivo: durante gli incontri sono stati gli stessi giovani a dimostrare interesse e disponibilità al confronto, chiedendo ascolto, strumenti e occasioni di dialogo. Un segnale che, a suo avviso, conferma quanto la presenza delle istituzioni possa fare la differenza.
Per questo motivo Pollinzi ritiene necessario dare continuità al lavoro già avviato, trasformando gli interventi di prevenzione in una strategia permanente. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento dei servizi territoriali, l’educativa di strada, la presenza nei luoghi frequentati dai ragazzi e una collaborazione sempre più stretta tra enti pubblici e Terzo Settore.
Al termine del progetto “Parole che pesano” era stato istituito anche un tavolo tecnico che aveva riunito i diversi soggetti coinvolti per elaborare una sintesi condivisa e costruire una rete di intervento capace di affrontare il fenomeno come una responsabilità collettiva e non come una semplice emergenza sociale.
Secondo Pollinzi, oggi il territorio dispone già di strumenti importanti, come lo spazio multifunzionale, l’educativa di strada e i progetti Get-Up inseriti nel programma “Desteenazione”. Esperienze che, insieme alla rete di operatori e istituzioni già esistente, rappresentano una base concreta su cui costruire un sistema più stabile.
Tra le proposte avanzate vi è anche la formalizzazione di un protocollo operativo che coinvolga amministrazioni pubbliche, azienda sanitaria, forze dell’ordine, comunità terapeutiche e organizzazioni del sociale. Un accordo che consentirebbe di coordinare meglio gli interventi, favorire lo scambio di informazioni e valorizzare le competenze già presenti sul territorio.
“La domanda – osserva Pollinzi – è se si voglia davvero dare continuità a un metodo che ha dimostrato di funzionare e che ha indicato una strada concreta”. Perché, conclude, il fenomeno delle dipendenze non riguarda solo la sanità o la sicurezza pubblica, ma rappresenta una sfida educativa, sociale e politica che richiede visione, continuità e responsabilità. “Ogni ritardo – conclude – è un pezzo di futuro che si brucia.”
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