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Crotone, due fedi un amore: da Capocolonna allo Juventus stadium

Andare a Capocolonna a piedi e affidarsi come sempre a Lei, a Maria madre dio Dio e degli uomini, in un cammino di speranza e di fede; oppure andare a Torino, in un cammino più lungo, ma ugualmente di speranza e fede? E’ questa la domanda che i crotonesi continuano a porsi da domenica pomeriggio. Sabato, come accade dall’ VIII secolo a.C. fino ad oggi (prima per la dea madre, poi per Era Lacinia e oggi per la Madonna), si svolgerà la consueta processione con la quale i crotonesi accompagnano fino al promontorio Lacinio la sacra effige della Madonna di Capocolonna. Proprio nel momento in cui migliaia di fedeli si incammineranno in processione, migliaia di altri fedeli saliranno a bordo di pullman, auto e altri mezzi di trasporto alla volta di Torino, dove Diego Falcinelli e compagni, domenica pomeriggio, incontreranno la finalista di Champions League: la Juventus, pronta a stappare lo spumante e brindare al suo ennesimo scudetto.

Facile dire “mischiare il sacro con il profano”, ma per un crotonese non è affatto così. Ed esistono delle ragioni oggettive che possono testimoniarlo. Certo, consapevoli che i veri drammi della vita sono ben altri e che la salvezza del Crotone calcio in serie A non corrisponde alla salvezza di Crotone in generale, ci sono però delle emozioni oggettive che non possiamo nascondere.

“Se mai qualcuno capirà sarà senz’altro un altro come me”, questo dice Rino Gaetano in una delle sue canzoni dedicate al Sud, forse la più famosa. E partiamo dal presupposto che chi non è crotonese probabilmente farà davvero fatica a capire il seguente ragionamento, ma ci si può senza dubbio provare.

Per spiegare perché il cammino verso Capocolonna e quello verso Torino sono cammini che si somigliano bisogna calarsi nella realtà della nostra città di provincia. Una città che vive di disagi sociali, difficoltà economiche drammatiche, una città che vive nell’indifferenza dei Governi che si susseguono a Roma. Una città privata persino della dignità, tutte le volte che il candidato premier di turno si presenta nelle piazze a parlare di sviluppo e lavoro. Crotone è una città che fa fatica a curarsi, a spostarsi, a far rispettare le leggi, una città che fa fatica persino a respirare. Ma Crotone è la città della gente. Della gente che affronta con coraggio ogni ostacolo, della gente che in silenzio resiste ai suoi piccoli grandi drammi familiari, una città che vanta un altissimo livello di solidarietà, di volontariato, di ospitalità. E se i crotonesi resistono, nonostante povertà, mafia, solitudine e a volte persino disperazione, è grazie a due fedi, diverse ma in fondo uguali: quella per la Madonna di Capocolonna e quella per il Crotone. Non è voler mettere insieme due cose che insieme non possono stare, vuol dire entrare nel cuore della gente. La Madonna di Capocolonna per i crotonesi non è solo un culto cattolico: è identità, è cultura, è appartenenza, orgoglio. La stessa cosa vale per la squadra di calcio. Ed in questo momento, in questa settimana così particolare per tutti noi, questa settimana di emozioni, di divertimento, di partecipazione, di vicinanza, non possiamo evitare di rivolgerci a Lei, a Maria di Capocolonna, per chiederle, senza correre il rischio di sembrare blasfemi, una mano per restare in serie A. E’ la settimana della festa mariana per eccellenza ed il Crotone è sotto la lente di ingrandimento di tutte le testate sportive nazionali. Tutti indicano il Crotone come la squadra che merita la salvezza. Già, quella salvezza che in altri termini merita proprio la nostra città. Ecco perché chi non andrà a Torino andrà a Capocolonna e viceversa. Perché il Crotone può e deve salvarsi, con la sua umiltà e con il suo scatto di orgoglio. La bella stagione sta per finire e noi siamo convinti che può nascere un fiore nel nostro giardino. Ca Madonna n’accumpagna…

 

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