Le rivelazioni di un toscano al settimanale L’Espresso.
“Matteo Messina Denaro è protetto da uomini della ‘ndrangheta”, almeno in Toscana.
La storia è raccontata in esclusiva dal settimanale L’Espresso ieri in edicola, una storia a firma di Lirio Abbate e Giovanni Tizian.
Lo chiamano Gino, per non rivelare la sua vera identità, ed è un testimone toscano di 45 anni che racconta di aver incontrato Messina Denaro, latitante da 25 anni, aprendo nuovi scenari sull’ultimo boss di spicco di “cosa nostra” tra i più ricercati al mondo.
“Gino – come racconta L’Espresso – è un uomo con qualche disavventura giudiziaria e vecchie amicizie con siciliani legati a “cosa nostra” e calabresi appartenenti a clan della ‘ndrangheta”.
“Della sua rete di protezione si occupano alcuni esponenti della ‘ndrangheta” dice Gino.
Tramite la ricostruzione delle dichiarazioni del super testimone, L’Espresso parla di “una rete di fiancheggiatori e complici lontana da quella trapanese. A partire dal fatto che il boss ha spostato diversi suoi interessi economici e criminali in Toscana, che ha soggiornato di frequente nella zona di Pisa, che viaggia spesso per Lamezia Terme e che della sua rete di protezione oggi si occupano anche alcuni esponenti della ‘ndrangheta, della zona jonica e dei clan di Rosarno”.
Le scene degli incontri riservati raccontati dal testimone, che riguardano anche un componente della famiglia di Matteo Messina Denaro, si sarebbero così svolte in una trattoria vicino allo scalo aereo di Pisa. “Da questo locale sono passati esponenti delle famiglie siciliane e dei clan calabresi”.
“Lo “Zio” ha preso un volo da Pisa per Lamezia Terme”. Il testimone indica anche il nome falso con il quale viaggia Messina Denaro.
Nella memoria del testimone sono custoditi altri frammenti utili a ricomporre, secondo L’Espresso, la oltre ventennale fuga del boss trapanese. Il testimone spiega che le visite del latitante si sarebbero ripetute più volte in Toscana, “dove ha trascorso diversi giorni di vacanza a luglio anche a Forte dei Marmi”.
Ma non è l’unico indizio che Gino conosce degli spostamenti dell’uomo più ricercato d’Italia: Doveva andare in un paese della Liguria a parlare con un sindaco per due affari. L’acquisto di un residence tramite società di riferimento dei siciliani e dei calabresi e un appalto per rifiuti speciali al quale dovrà collaborare un’azienda legata alla ’ndrangheta”.
Le rivelazioni del super testimone pubblicate da L’Espresso sono ora al vaglio dei magistrati della Procura distrettuale antimafia di Firenze.
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