Cotronei dice no all’Autonomia differenziata. O meglio: lo fa attraverso i gruppi di minoranza, che nel Consiglio comunale del 12 agosto hanno discusso e approvato una delibera contraria alla riforma, dopo che la seduta dell’11 agosto era andata deserta per mancanza del numero legale.
A sollevare il caso sono i consiglieri comunali Elisabetta Fragale, Antonio Bevilacqua, Pier Luigi Benincasa, Vincenzo Girimonte e Salvatore Chimento, esponenti dei gruppi “Prospettive Comuni”, “Svolta la Carta” e “Partito Democratico”, che parlano di una scelta politica precisa da parte della maggioranza guidata dal sindaco Antonio Ammirati.
Secondo i gruppi di opposizione, infatti, l’assenza della maggioranza sia in prima che in seconda convocazione avrebbe rappresentato «uno schiaffo al confronto e alla democrazia partecipata», soprattutto perché all’ordine del giorno figurava un tema considerato decisivo per il futuro della Calabria e del Mezzogiorno: la presa di posizione del Consiglio comunale contro l’Autonomia differenziata.
La prima seduta, convocata l’11 agosto, non ha potuto svolgersi per il mancato raggiungimento del numero legale. La discussione è poi arrivata in seconda convocazione, mercoledì 12 agosto alle 13.30, orario definito dalla minoranza «palesemente punitivo per la cittadinanza». In quella occasione, con un quorum ridotto, i consiglieri di opposizione hanno portato avanti il dibattito e approvato la delibera.
Nel documento e negli interventi in aula, i cinque consiglieri hanno ribadito la propria contrarietà alla riforma, sostenendo che l’Autonomia differenziata rischierebbe di penalizzare ulteriormente le regioni con minore capacità fiscale, come la Calabria, incidendo su servizi essenziali, istruzione, sanità e capacità amministrativa dei Comuni.
Tra i punti evidenziati dalla minoranza vi è il rischio che il meccanismo di compartecipazione al gettito fiscale finisca per favorire i territori già economicamente più forti, riducendo le risorse perequative necessarie alle regioni del Sud. Secondo i consiglieri, inoltre, l’assenza di risorse aggiuntive da parte dello Stato centrale potrebbe costringere i Comuni meridionali ad aumentare la pressione fiscale locale per garantire servizi di base ai cittadini.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sanità. Per i gruppi di opposizione, la devoluzione di ulteriori competenze in materia sanitaria potrebbe aggravare le disuguaglianze territoriali, alimentare la mobilità passiva e rendere ancora più difficile trattenere medici e personale sanitario nelle regioni del Mezzogiorno.
La proposta approvata richiama anche la sentenza n. 192 del 2024 della Corte Costituzionale, che, secondo quanto evidenziato dai consiglieri, avrebbe riaffermato il ruolo centrale del Parlamento nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e posto limiti ai possibili squilibri legati alla gestione dei gettiti fiscali.
«Non esiste un cittadino veneto con diritti superiori a un cittadino calabrese», sostengono i gruppi di minoranza, che definiscono l’Autonomia differenziata una misura capace di accentuare la distanza tra Nord e Sud e di mettere in discussione il principio di uguaglianza sostanziale tra i cittadini.
Duro anche l’attacco politico al sindaco Ammirati e alla maggioranza. Secondo l’opposizione, l’assenza dall’aula sarebbe stata dettata dalla volontà di evitare una presa di posizione chiara su un tema potenzialmente divisivo negli equilibri politici locali e regionali.
«Cotronei poteva e doveva essere tra i primi Comuni in Calabria a dire un no netto a questa riforma», affermano i consiglieri, rivendicando il ruolo svolto dalla minoranza nell’aver portato la questione in Consiglio comunale e nell’aver consentito l’approvazione della delibera.
I gruppi “Prospettive Comuni”, “Svolta la Carta” e “Partito Democratico” annunciano infine che nel mese di settembre proseguiranno l’attività di sensibilizzazione sul tema, attraverso una conferenza-dibattito con esperti del settore e amministratori.
Per i consiglieri Fragale, Bevilacqua, Benincasa, Girimonte e Chimento, quella contro l’Autonomia differenziata è «una battaglia di civiltà, democrazia e uguaglianza», affinché le istituzioni locali non restino silenziose davanti a una riforma che, a loro giudizio, rischia di accentuare la frattura tra i territori del Paese.
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