Ai collaboratori Abramo Customer Care in a.s, la direzione aziendale ha comunicato poco fa che “in costanza delle sospensione delle attività lavorative afferente la committente Tim, vi informiamo che per il prossimo mese di novembre non sono previsti rinnovi dei rapporti di collaborazione in essere”. C’è chi è da quattordici anni con questi contratti di collaborazione che vengono rinnovati di mese in mese, in quello che era l’unico reparto aziendale che ancora marginava qualcosa e teneva a galla tutti gli altri. C’è chi è andato vicino ad un’assunzione a tempo indeterminato, chi ha lavorato per un periodo come dipendente subordinato per poi dover accettare di nuovo la condizione di collaboratore. Ognuno ha una propria storia, tutti hanno buttato sangue in quell’azienda, hanno prodotto utili, hanno sempre lavorato, perché “noi lavoriamo anche e soprattutto quando gli altri si riposano”. E oggi, con due righe messe in croce, si trovano con un calcio nel sedere e neanche la possibilità di andare in cassa integrazione, perché il loro eterno stato di collaboratore, che tutti, ma proprio tutti, anche coloro che dovevano vigilare e far valere i loro diritti, hanno sempre fatto finta di nulla. Quasi invisibili, non alle casse dell’azienda che con loro ci andava a nozze. Adesso, però, qualcuno deve prendersi carico di queste quasi cento persone. Pretendere che in questo benedetto processo di digitalizzazione promosso dalla Regione ci siano anche loro.
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