Crotone,
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La lettera, “Madonna di Capocolonna: proviamo a fare pellegrinaggio e festa nel nostro cuore”

Sono nera, bellissima.

A Crotone, dopo cinquecento anni non si celebrerà la festa della Madonna di Capocolonna.
La nostra madonna allattante, la madonna nera, potentissimo simbolo popolare, l’unico che riesce ad unire la città di Crotone, l’unico vero gesto di civiltà. Momento unico in cui siamo comunità.
Al di là dell’imponente e indubbio significato religioso, la celebrazione mariana ha, per tutti i crotonesi, un significato esistenziale, di comunanza e comunicazione.

Tutti abbandonano le proprie case per riversarsi nelle vie della città: donne, uomini, anziani, giovani, poveri, ricchi, credenti e non credenti.
Tutto si compatta in una unificazione culturale, una forza che, se ci pensate, riesce a muovere una intera città.
Quest’anno niente burattini, il teatro dei bambini, ma l’anno prossimo tutti alla meraviglia di Pulcinella e combriccola, tutti all’incanto di quei personaggi che miracolosamente si azzuffano in quel teatrino di legno, animati da mani invisibili (ai bambini questo ultimo dettaglio non serve).
I genitori: in piedi, con palloni colorati e nuvole di zucchero filato in mano.

Non vedremo quell’enorme colpo di teatro che sono le giostre, in cui la dicotomia attore-spettatore si annulla in un continuo scambio di ruoli; migliaia di persone sono allo stesso tempo attori e spettatori.
La performance circense dei frequentatori di tagadà merita di essere ammirata; i Bud Spencer che si sfidano tirando pugni al pungiball sono uno spettacolo; i pirati della barca nella casa delle streghe; cecchini mirano ad un barattolo per avere in premio un orsacchiotto; autoscontro con costatazione amichevole senza vigili.

La ruota panoramica che respira lenta e circolare.
Provi ad infilare il collo di una bottiglia con anelli di plastica; il chiodo in un ceppo di legno con un colpo solo. Mille luci per mille occhi. Salsicce su piastre fumanti.
Quest’anno niente fiera, niente odori, colori, contaminazione culturale.
Qualche giorno fa, la mia amica Laura scriveva sul suo profilo social: “buona festa della madonna nel cuore”
Bene, se pellegrinaggio significa “farsi” straniero, possiamo farlo ugualmente, il pellegrinaggio, nel cuore o in un’altra zona a scelta della nostra coscienza, soprattutto nel periodo caotico, e per certi versi tragico, che stiamo attraversando: cercando di scoprire e comprendere lo straniero che c’è in noi, cercando di comprendere con necessaria curiosità ed empatia lo straniero che abbiamo a fianco quotidianamente.
Rispettando esseri e luoghi che ci appartengono solo se ri-cercati con rinnovato entusiasmo.
In fondo, tutti attuiamo la pratica del viandare, da sempre.
“Buona festa della Maonna nel cuore”.

Salvatore Parise