Il Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri (MOSAC) interviene nel dibattito sulla riforma del Servizio Sanitario Militare, esprimendo forte preoccupazione per le conseguenze che il nuovo impianto normativo potrebbe avere sul personale sanitario dell’Arma dei Carabinieri.
Secondo quanto riportato dal Comitato Nazionale del MOSAC, la bozza della riforma – attualmente sottoposta ai sindacati rappresentativi con un termine di dieci giorni per proporre eventuali modifiche – rischierebbe di incidere in maniera significativa sul futuro professionale di infermieri, fisioterapisti, psicologi e operatori sanitari che attualmente prestano servizio nell’Arma.
Il MOSAC evidenzia tre punti considerati particolarmente delicati:
- Perdita dello status di Carabiniere: il transito verso un servizio sanitario unificato comporterebbe la rinuncia alle qualifiche di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza, con un cambiamento sostanziale dell’inquadramento professionale.
- Demansionamento: alcune figure sanitarie interne all’Arma, pur svolgendo mansioni specifiche da molti anni, rischierebbero – secondo il sindacato – una riduzione del loro livello professionale rispetto ad altre Forze Armate.
- Limiti di età per i concorsi interni: la proposta di fissare a 52 anni l’età massima per accedere a progressioni di carriera viene considerata penalizzante per chi, nel corso degli anni, ha maturato esperienza sul campo.
A tutela dei sanitari dell’Arma, il Movimento pone alcune richieste prioritarie: mantenimento della sede di servizio; garanzie di reimpiego in ruoli amministrativi o logistici all’interno degli stessi comandi; istituzione di un ruolo ad esaurimento dedicato al personale sanitario in servizio; maggiore chiarezza per gli ufficiali coinvolti nel transito; riconoscimento e tutela delle figure psicologiche impiegate dall’Arma.
Il rappresentante legale del MOSAC, Luca Spagnolo, invita il Governo e il Ministero della Difesa a tenere conto delle osservazioni tecniche provenienti dal personale impiegato negli ambiti sanitari dell’Arma, chiedendo: “un confronto reale e trasparente che eviti penalizzazioni e garantisca continuità, riconoscimento e stabilità professionale”.
Il Movimento rivolge inoltre un appello alle altre organizzazioni sindacali militari a sostenere un’azione comune, definendo questa fase “cruciale” per il futuro della sanità militare. Secondo il MOSAC, l’obiettivo deve essere una riforma condivisa, rispettosa delle competenze maturate sul campo e orientata a tutelare i lavoratori e le loro famiglie.
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