Preoccupazione e forte dissenso arrivano dai giornalisti e dagli operatori dell’informazione della provincia di Crotone in merito all’ordinanza del Tribunale di Crotone che vieta le riprese televisive in aula durante le udienze del processo sui mancati soccorsi legati al naufragio di Steccato di Cutro.
Il provvedimento, emesso dal collegio giudicante presieduto dal giudice Alfonso Scibona e composto dai giudici a latere Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni, consente ai cronisti il solo utilizzo di immagini e audio realizzati dal personale tecnico del Tribunale, previa specifica richiesta e autorizzazione. La decisione viene motivata con la necessità di “garantire il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale”. Una motivazione che, tuttavia, solleva più di un interrogativo tra gli operatori dell’informazione. Secondo i firmatari della nota, non è chiaro in che modo la presenza di telecamere accese possa compromettere il corretto svolgimento di un processo di rilevanza non solo nazionale ma anche internazionale, che proprio per la sua portata richiede un’informazione puntuale, trasparente e imparziale.
I giornalisti sottolineano come il diritto di cronaca non si esaurisca nella semplice diffusione di immagini istituzionali, ma comprenda anche il racconto diretto e documentato di ciò che accade in aula, elemento fondamentale per restituire all’opinione pubblica una rappresentazione completa e indipendente dei fatti. Limitare l’informazione al solo materiale fornito dal Tribunale, evidenziano, rischia di appiattire il racconto, penalizzare la qualità tecnica dei servizi e impedire qualsiasi personalizzazione narrativa, come il racconto di volti, storie e contesti.
A rendere la situazione ancora più complessa è l’assenza di indicazioni chiare sulle modalità di accesso al materiale audiovisivo: non è specificato se la richiesta debba essere presentata per ogni singola udienza o una sola volta, se debba avvenire individualmente o in forma collettiva, né in quali tempi e con quali modalità verrebbero forniti i contenuti. Un aspetto tutt’altro che secondario, considerando che le udienze potrebbero essere lunghe e articolate, con tempi difficilmente compatibili con le esigenze dei telegiornali e delle trasmissioni di approfondimento. Per queste ragioni, i giornalisti e gli operatori dell’informazione chiedono al collegio giudicante di riconsiderare l’ordinanza, consentendo alla stampa di svolgere il proprio lavoro nel rispetto delle regole, con strumenti adeguati e in condizioni di parità rispetto ad altri procedimenti di analogo rilievo pubblico.
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