Crotone, 
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Operazione “Scam City”, dalle false vendite online al riciclaggio: 31 persone indagate

Dieci misure cautelari personali, sequestri di conti correnti, auto, orologi di lusso, opere d’arte e immobili. È il bilancio dell’operazione “Scam City”, eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura, riguarda dieci persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe online, truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e sostituzione di persona. Complessivamente sono 31 i soggetti indagati nell’ambito dell’attività investigativa.

In particolare, il Gip ha disposto cinque misure di custodia cautelare in carcere e cinque obblighi di presentazione alla Polizia giudiziaria. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo, diretto e per equivalente, di somme di denaro, rapporti finanziari e beni ritenuti riconducibili ai proventi illeciti o al loro reimpiego. Le attività di sequestro erano già state eseguite nelle giornate del 19 marzo e del 1° aprile.

Tra i beni finiti sotto sequestro figurano conti correnti, carte di pagamento, depositi bancari, quote sociali di una società attiva nella rivendita di elettrodomestici tramite piattaforme e-commerce, cinque immobili e diversi beni di valore. Sequestrati anche orologi Rolex, tra cui modelli Datejust, Submariner, Air-King, Daytona e Yacht-Master, alcune opere d’arte e diverse autovetture, tra cui una Tesla Model Y, una Range Rover Evoque, due Fiat 500X, un’Alfa Romeo Stelvio e una Fiat Tipo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni beni sarebbero risultati nella disponibilità degli indagati anche quando formalmente intestati a terzi. Gli accertamenti patrimoniali avrebbero inoltre evidenziato una sproporzione tra il patrimonio riconducibile ad alcuni soggetti e la loro condizione reddituale, con indagati formalmente nullatenenti o percettori del reddito di inclusione.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un sistema seriale di truffe online, ricostruito anche attraverso attività di cyber-patrolling. Il meccanismo, secondo l’ipotesi accusatoria e ferma restando la successiva verifica processuale, si sarebbe basato sulla pubblicazione di annunci fittizi su piattaforme internet, marketplace e siti specializzati.

Gli annunci riguardavano beni di vario tipo: trattori agricoli, mini-escavatori, piscine, pellet, ciclomotori, minicar elettriche e altri prodotti che, in realtà, non sarebbero mai stati nella disponibilità degli inserzionisti. Le vittime, attirate da prezzi particolarmente vantaggiosi, venivano convinte a versare anticipi tramite bonifici su conti correnti o carte intestati a terzi, ma di fatto nella disponibilità degli indagati o di soggetti utilizzati come prestanome.

Il sistema avrebbe previsto ruoli ben definiti. Alcuni soggetti si sarebbero occupati della creazione degli annunci, dei siti web e delle pagine sui marketplace; altri avrebbero gestito le trattative telefoniche o online con le vittime; altri ancora avrebbero curato la ricezione, il trasferimento, il frazionamento e l’occultamento del denaro.

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe fatto ricorso anche a competenze tecniche esterne, tra cui programmatori operanti all’estero, broker nel settore delle criptovalute e del trading online, oltre a soggetti in grado di agevolare la movimentazione e il reimpiego delle somme. Un ruolo rilevante sarebbe stato svolto anche dal cosiddetto “money muling”, attraverso una rete di prestanome reclutati prevalentemente in ambienti della microcriminalità.

Particolarmente significativo sarebbe stato l’utilizzo fraudolento di dati, denominazioni e identità riferibili a società realmente esistenti e del tutto estranee ai fatti. In alcuni casi sarebbero state clonate aziende legittime; in altri sarebbero state utilizzate società con sede all’estero come copertura per attività di truffa online o autoriciclaggio.

Le truffe contestate avrebbero colpito vittime in tutto il territorio nazionale. Gli annunci facevano spesso leva sulla presunta provenienza dei beni da aste giudiziarie, circostanza utilizzata per giustificare prezzi inferiori a quelli di mercato. In alcuni casi, tra le persone offese figurerebbero anziani, soggetti fragili, persone con disabilità e organizzazioni onlus.

In alcune circostanze, gli indagati si sarebbero anche falsamente qualificati come appartenenti alle Forze dell’Ordine o avrebbero proposto offerte con Iva agevolata al 4% per soggetti beneficiari della legge 104, in particolare per l’acquisto di minicar elettriche.

Il meccanismo prevedeva generalmente il versamento anticipato del 50% del prezzo pattuito, con saldo da corrispondere alla consegna. I beni, però, non sarebbero mai stati consegnati. In diversi casi, le vittime sarebbero state successivamente convinte a versare anche il saldo, con la promessa di velocizzare la consegna, subendo così un ulteriore danno economico.

Le società realmente esistenti, i cui dati sarebbero stati utilizzati illecitamente, avrebbero subito a loro volta gravi conseguenze, venendo contattate direttamente dalle persone truffate, ignare della clonazione delle identità aziendali.

Le indagini sono state condotte attraverso strumenti tradizionali e approfondimenti digitali. I Carabinieri hanno effettuato servizi di osservazione, controllo e pedinamento, anche con l’ausilio di dispositivi GPS, intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizioni di chat WhatsApp, analisi dei filmati di istituti bancari e sportelli Atm, oltre ad accertamenti finanziari incrociati. Gli elementi raccolti sono stati poi confrontati con le denunce presentate dalle vittime in diverse località italiane.

Sono 125 le truffe contestate nell’ambito dell’inchiesta, riferite alle ipotesi di reato previste dagli articoli 416, 640, 648-bis e 648-ter.1 del Codice penale. Gli episodi avrebbero interessato persone offese residenti in numerosi centri italiani, tra cui Calasetta, Petralia Sottana, Refrancore, Cupramontana, Desenzano del Garda, Artena, Cellatica, Augusta, San Salvatore Telesino, Borgo Val di Taro e altri comuni distribuiti in più regioni.

Secondo la ricostruzione investigativa, le somme provenienti dalle truffe venivano rapidamente movimentate per ostacolarne la tracciabilità. Il denaro sarebbe stato trasferito su altri conti, prelevato in contanti, destinato a conti gioco, investimenti, trading online, criptovalute o reimpiegato nell’acquisto di beni.

L’operazione “Scam City” si inserisce in una più ampia attività del Comando Provinciale dei Carabinieri di Crotone per il contrasto alle truffe online seriali, fenomeno sempre più insidioso per la capacità di raggiungere un elevato numero di vittime attraverso canali digitali e di generare rilevanti flussi di denaro illecito.

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