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Milano, le mani della ‘ndrangheta su Malpensa. A Lonate un assessorato alla nipote del boss in cambio di voti

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Le mani della ndrangheta Cirotana su Malpensa. C’è anche la politica e la gestione delle attività commerciali attorno all’aeroporto di Malpensa nell’inchiesta dei Carabinieri e della Dda di Milano che ha accertato un legame tra l’ex sindaco di Lonate Pozzolo (in provincia di Varese), Danilo Rivolta, e esponenti del Locale di ‘ndrangheta di Cirò dei Farao-Marincola. Rivolta sarebbe stato eletto grazie all’appoggio delle famiglie calabresi e in cambio il sindaco avrebbe assegnato un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano (ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno nel Varesotto).

I carabinieri, su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Milano, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. Tra le persone indagate c’è anche un consigliere di Fratelli d’Italia e un perito che lavorava per la procura di Busto Arsizio che avrebbe fatto da talpa per alcune indagini.

Nell’ambito dell’operazione di questa notte, i carabinieri di Crotone e Cirò Marina hanno eseguito due ordinanze nei confronti di altrettanti soggetti colpiti da misura cautelare.

Le cosche, secondo la DDA di Milano, gestivano i parcheggi attorno all’aeroporto di Malpensa ed erano interessati alla costruzione di attività commerciali in zone adiacenti allo scalo.

Il gip della procura di Milano ha disposto il sequestro di due parcheggi privati, “Malpensa Car Parking” e “Parking Volo Malpensa”, e metà delle quote della società “Star Parkings“.

L’indagine milanese prende le mosse dalla scarcerazione di Vincenzo Rispoli (2017), secondo gli inquirenti a capo della Locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, ma già dalla seconda metà del 2016, i carabinieri documentano un riassetto organizzativo in seguito alla scarcerazione di esponenti di spicco. Fatto che aveva creato non poche tensioni in seno alla cosca, risolte grazie all’intervento di Rispoli e di Giuseppe Spagnolo, ai vertice della cosca Farao-Marincola.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati perché commessi avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare le attività dell’associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.

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