Catanzaro,
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Caso Petrini, disposto il giudizio immediato per l’ex giudice e altri 5 imputati

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Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, Giovanna Pacifico, ha disposto il giudizio immediato per Marco Petrini, magistrato in servizio con le funzioni di presidente di sezione della Corte di Appello di Catanzaro; Emilio Santoro, detto “Mario” di Catanzaro; Luigi Falzetta, residente a Crucoli; Giuseppe Tursi Prato, ex Consigliere regionale della Calabria; Francesco Saraco, avvocato del Foro di Catanzaro; Vincenzo Arcuri, alias “u fungiu” di Cariati.

Il gip ha accolto la richiesta della pubblica accusa e ha disposto il giudizio immediato per le sei persone che il 15 gennaio scorso furono sottoposte a misure cautelari dal personale del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Crotone, del Servizio Centrale Operativo Criminalità Organizzata di Roma (SCICO) su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia.

La prima udienza è fissata per le ore 9:00 del prossimo 9 giungo dinanzi al collegio giudicante del Tribunale di Salerno.

Sono in tutto 14 le persone gravemente indiziate, a vario titolo, del reato di corruzione in atti giudiziari, in taluni casi, aggravato dall’art. 416 bis. Tra di loro anche altri avvocati del Foro di Catanzaro e di Cosenza.

Le indagini, avviate nell’anno 2018 e interamente coordinate e dirette dalla DDA, hanno permesso di ricostruire una sistematica attività corruttiva nei confronti di Marco Petrini, Presidente di Sezione della Corte di Appello di Catanzaro nonché Presidente della Commissione provinciale tributaria del capoluogo di regione calabrese.

Gli indagati accusati di corruzione promettevano e consegnavano al suddetto magistrato, a più riprese, consistenti somme di denaro contante, oggetti preziosi, altri beni ed utilità in cambio dell’intervento del magistrato per ottenere, in processi penali, civili e in cause tributarie, sentenze o comunque provvedimenti a loro favorevoli o favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttiva. In taluni casi, i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del Distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado, o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari.