Crotone, 
Tempo di lettura: 2m 50s

Squali nello Ionio, avvistamenti nel Crotonese e il valore di un ecosistema da proteggere

Negli ultimi mesi, lungo il litorale crotonese si sono moltiplicate segnalazioni e catture accidentali di giovani esemplari di squalo mako, una presenza che ha attirato l’attenzione di pescatori, cittadini e appassionati di mare. Il Circolo IBIS per l’Ambiente ha scelto di fare chiarezza, offrendo un quadro scientifico per comprendere il fenomeno e ribadire l’importanza di questi animali per la salute del Mar Ionio.

Il mako (Isurus oxyrinchus) è tra gli squali più affascinanti del Mediterraneo: appartiene alla famiglia dei Lamnidi – la stessa del grande squalo bianco – ed è considerato uno degli squali più veloci al mondo. Questa specie possiede una straordinaria capacità di endotermia parziale, che le consente di mantenere muscoli e organi interni più caldi dell’acqua circostante, favorendo reattività, velocità e i celebri salti fuori dall’acqua durante la caccia.

Nel Mediterraneo la popolazione di mako è però ridotta e geneticamente isolata, tanto da essere classificata “in pericolo” dall’IUCN. La lenta crescita, la maturità sessuale tardiva e la ridotta fecondità rendono questa specie estremamente vulnerabile, in particolare alla pesca accidentale e alla perdita di individui giovani o riproduttori.

Secondo il Circolo IBIS, le acque ioniche svolgono un ruolo simile a quello di una “nursery naturale”. Lungo le coste crotonesi i giovani squali trovano condizioni favorevoli: fondali relativamente bassi e più sicuri dai grandi predatori; abbondanza di pesci di piccola taglia; habitat vari, tra zone rocciose, sabbiose e praterie di Posidonia. La loro presenza vicino alla riva, spesso interpretata come minacciosa, è invece parte del loro normale percorso di crescita. Il mako non è l’unico predatore a popolare il nostro mare. Nello Ionio vivono da sempre diverse specie, spesso poco visibili perché conducono vita pelagica o in profondità:

  • Verdesca: la specie più comune del Mediterraneo, caratterizzata dal tipico colore blu.
  • Squalo volpe: noto per la coda lunghissima usata per stordire le prede, difficilmente avvistabile sotto costa.
  • Squalo capo piatto: un “fossile vivente” dei fondali profondi.
  • Squalo bianco: presenta una piccola popolazione mediterranea, rarissima da osservare.

Questi animali hanno convissuto con l’uomo per millenni, ma oggi la loro sopravvivenza è fortemente minacciata dal bycatch e dalla diminuzione degli habitat idonei. «Pensiamo agli squali come a una minaccia, ma la realtà è che sono loro a essere in pericolo» spiega Girolamo Parretta, presidente del Circolo IBIS. «Sono predatori apicali e regolano l’equilibrio delle popolazioni marine. Dove ci sono squali, il mare è in salute».

La cattura accidentale di un giovane mako o di uno squalo volpe non è solo un danno per la singola specie, ma per l’intero ecosistema. Da qui l’invito a pescatori, cittadini e istituzioni a cambiare prospettiva: «Non sono nemici – sottolinea Parretta – ma sentinelle antiche, essenziali per la biodiversità del Mar Ionio». La presenza di squali lungo le coste crotonesi, sebbene spesso fonte di timore, è in realtà un segnale positivo: indica un mare ancora capace di sostenere vita, cicli naturali e un’importante diversità biologica. «Proteggerli – conclude Parretta – significa proteggere il futuro del nostro mare».

Notizie correlate