La scuola calabrese rischia di perdere quasi 300 posti di lavoro a partire dall’anno scolastico 2027/2028, con possibili ripercussioni anche sugli istituti della provincia di Crotone. È l’allarme lanciato dalla UIL Scuola Calabria, che contesta le riduzioni degli organici previste dal disegno di legge di Bilancio 2027 e chiede al Governo di rivedere le misure.
Secondo le stime elaborate dall’organizzazione sindacale, il nuovo intervento potrebbe comportare la perdita di circa 206 posti di docente e 86 di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) nella regione. Per il territorio crotonese, la riduzione stimata sarebbe di circa 20 posti di insegnante. A illustrare le possibili conseguenze è Luca Scrivano, segretario generale della UIL Scuola Calabria, che invita a considerare il calo demografico non come un’occasione per ridurre la spesa, ma come un’opportunità per migliorare la qualità dell’offerta formativa.
Al centro delle contestazioni c’è l’articolo 66 del disegno di legge di Bilancio 2027, che, secondo quanto evidenziato dal sindacato, prevede una riduzione di 4.925 posti di docente e 2.049 posti ATA a livello nazionale a partire dall’anno scolastico 2027/2028. Si tratta complessivamente di 6.974 posti che si aggiungerebbero alle precedenti riduzioni degli organici: 5.660 docenti dall’anno scolastico 2025/2026 e 2.174 ATA dal 2026/2027.
Nell’arco di tre anni, secondo i dati riportati dalla UIL, il sistema scolastico nazionale arriverebbe così a perdere 14.808 posti, con un risparmio annuo a regime superiore a 250 milioni di euro. Per valutare l’impatto sulla Calabria, il sindacato ha utilizzato il peso percentuale degli organici regionali rispetto al totale nazionale. Attualmente, secondo i dati richiamati da Scrivano, la regione conta 25.764 posti comuni di docente su oltre 614mila, pari a circa il 4,2%.
Applicando questa proporzione alle nuove riduzioni previste, la UIL Scuola Calabria stima una perdita di quasi 300 posti tra docenti e personale ATA già dal settembre 2027. «Se sommiamo i tagli degli ultimi tre anni, la Calabria rischia di perdere oltre 600 posti», afferma Scrivano, precisando che si tratta di una valutazione prudenziale, considerato il maggiore impatto del calo demografico nelle regioni meridionali.
Le conseguenze, secondo il sindacato, interesserebbero tutte le province calabresi. La riduzione stimata dei posti di docente sarebbe di 73 unità nel Cosentino, 56 nel Reggino, 38 nel Catanzarese, 20 nel Crotonese e 19 nel Vibonese. Numeri che, sottolinea la UIL, potrebbero tradursi in un aumento degli accorpamenti delle classi e in ulteriori difficoltà per gli istituti situati nei piccoli centri e nelle aree interne. «Dietro questi numeri ci sono classi accorpate, plessi a rischio nelle aree interne, pluriclassi che si allargano e comunità che perdono un presidio dello Stato», evidenzia il segretario regionale.
Particolare preoccupazione viene espressa anche per il personale ATA, già alle prese, secondo l’organizzazione sindacale, con carenze di organico e un elevato carico di lavoro. Scrivano richiama i dati relativi alle assunzioni autorizzate nell’anno in corso: a fronte di 403 posti ATA vacanti in Calabria, sarebbero state consentite soltanto 137 immissioni in ruolo. Una situazione che, secondo la UIL, rischia di aggravarsi con ulteriori riduzioni, soprattutto negli istituti distribuiti su più sedi e nei territori caratterizzati da maggiori difficoltà nei collegamenti.
La posizione del sindacato è che la diminuzione della popolazione scolastica dovrebbe essere utilizzata per ripensare l’organizzazione delle scuole, anziché determinare automaticamente una riduzione del personale. Tra le priorità indicate figurano la formazione di classi meno numerose, il potenziamento del tempo pieno, il rafforzamento del sostegno agli studenti e il contrasto alla dispersione scolastica. «Meno alunni dovrebbero significare classi meno numerose, più tempo pieno in una regione che ne ha ancora troppo poco, più sostegno di qualità e più attenzione alla dispersione scolastica», sostiene Scrivano.
La UIL Scuola Calabria rivolge quindi un appello ai parlamentari eletti nella regione, chiedendo di sostenere la cancellazione dell’articolo 66 durante l’esame della manovra e di destinare le risorse alla stabilizzazione dei precari, alla copertura dei posti vacanti e al rafforzamento degli organici, con particolare attenzione alle aree interne. «La scuola è l’unica istituzione presente in ogni comune della Calabria. Difenderla non è una battaglia di categoria: è una battaglia per il futuro di questa terra», conclude il segretario regionale. La questione resta dunque aperta nell’ambito del confronto parlamentare sulla legge di Bilancio, mentre il sindacato sollecita una revisione delle misure per evitare ulteriori riduzioni del personale scolastico calabrese.
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