Il Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia (SINAGI), affiliato alla CGIL, alza la voce contro la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG). Dopo anni di richieste di confronto rimaste senza risposta, i giornalai denunciano il mancato rinnovo dell’accordo nazionale sulla vendita di quotidiani e periodici, scaduto ormai da 15 anni. Secondo il sindacato, gli editori non solo ignorano la necessità di aggiornare il contratto, ma avallano tacitamente un sistema distributivo che opera in una condizione di monopolio di fatto, penalizzando gli edicolanti e sfruttando la loro dipendenza economica.
La crisi delle edicole, spiegano dal SINAGI, non deriva soltanto dal calo delle vendite, ma anche dalla mancanza di investimenti sulla qualità dell’informazione cartacea. «Gli editori – afferma il sindacato – chiedono continui finanziamenti pubblici per ripianare i bilanci, ma non destinano risorse per rilanciare giornali e periodici». Il rischio, secondo i giornalai, è che a breve siano i distributori a decidere quali testate portare nelle edicole e in quali aree, con gravi conseguenze non solo economiche ma anche per la tenuta di un’informazione libera e pluralista, costituzionalmente garantita.
Per questo il SINAGI ha deciso di avviare una serie di iniziative di protesta. Tra le prime misure, i giornalai saranno invitati a non esporre locandine e a non piegare gli inserti, a respingere immediatamente le pubblicazioni considerate in eccesso, fino a organizzare presidi davanti a redazioni ed enti istituzionali. Non si escludono, inoltre, scioperi e cambiamenti nelle modalità di pagamento delle forniture.
Parallelamente, il sindacato continua a chiedere al Governo di sospendere l’erogazione di fondi pubblici agli editori fino a quando non verrà aperto un tavolo di confronto con tutte le parti in causa. L’obiettivo dichiarato è definire regole di filiera chiare e condivise, che permettano alle edicole di sopravvivere e all’informazione cartacea di restare accessibile a tutti i cittadini. «Le edicole – conclude il SINAGI – non sono solo punti vendita: sono presidi sociali e culturali che garantiscono ogni giorno un’informazione certificata e di qualità, alla portata di tutti».
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