Il diritto alla casa come leva di sviluppo, contrasto allo spopolamento e strumento per trattenere i giovani in Calabria. È questo il messaggio lanciato dalla UIL Calabria, che torna a porre con forza il tema dell’abitare al centro dell’agenda politica regionale.
Secondo la segretaria generale Mariaelena Senese, la questione abitativa non può essere trattata come una politica residuale o emergenziale, ma deve rientrare in una strategia più ampia che tenga insieme lavoro, sviluppo territoriale e coesione sociale. La casa, pur non essendo l’unica causa dell’emigrazione giovanile, rappresenta infatti uno dei fattori determinanti nella scelta di restare o tornare a vivere in Calabria.
Negli ultimi anni migliaia di giovani calabresi hanno lasciato la regione soprattutto per la mancanza di opportunità lavorative stabili e qualificate. Tuttavia, una volta maturate esperienze professionali altrove, il rientro diventa possibile solo se esistono condizioni materiali adeguate a sostenere un nuovo progetto di vita. Tra queste, la disponibilità di un’abitazione stabile e sostenibile è un elemento imprescindibile.
L’assenza di politiche abitative strutturate, sottolinea la UIL, incide direttamente anche sull’efficacia delle politiche per il lavoro e sull’attrazione dei talenti. Anche in presenza di nuove opportunità occupazionali, senza un’offerta abitativa adeguata il rientro dei giovani resta fragile, temporaneo o viene rinviato. La casa diventa così il punto di snodo tra lavoro e radicamento territoriale.
In questo quadro, l’housing sociale assume un ruolo strategico: non come risposta emergenziale, ma come vera infrastruttura sociale capace di accompagnare i percorsi di inserimento lavorativo, favorire il rientro delle competenze e rendere sostenibili nel tempo le politiche di sviluppo. Un alloggio accessibile e garantito nel medio-lungo periodo consente infatti di trasformare un’opportunità di lavoro in una scelta di permanenza.
È su queste basi che, da mesi, la UIL Calabria ha elaborato una proposta di housing sociale rivolta ai giovani, concepita come strumento integrato di politica territoriale. L’obiettivo è rafforzare le politiche attive del lavoro, sostenere il rientro dei giovani calabresi e contribuire alla ricostruzione di comunità indebolite dallo spopolamento.
A rafforzare l’urgenza dell’intervento sono anche i dati dell’ultimo rapporto del CNEL, che evidenziano come l’impatto dell’emigrazione giovanile non sia solo demografico ma profondamente economico. Nel periodo 2011–2024, il Mezzogiorno avrebbe di fatto sussidiato il Settentrione con 148 miliardi di euro in termini di capitale umano perduto. In questo scenario, la Calabria ha registrato una perdita stimata pari al 70% del proprio PIL.
La proposta della UIL Calabria si ispira a modelli già sperimentati in altri contesti europei e prevede l’accesso, per giovani selezionati secondo criteri di fragilità economica o inseriti nei target strategici della policy territoriale, ad alloggi pubblici riqualificati a canone calmierato per una durata pluriennale. È inoltre prevista la possibilità di riscattare l’alloggio al termine di un periodo prefissato, imputando parte dei canoni versati come anticipo.
Il progetto si fonda sulla messa a sistema delle risorse FESR–FSE+ già destinate all’abitare sociale e sulle nuove opportunità attivabili attraverso una revisione regolamentare. Potrebbe essere ulteriormente rafforzato dall’integrazione di strumenti finanziari di garanzia o rotazione, dal coinvolgimento della Banca Europea degli Investimenti e da forme innovative di partenariato pubblico-privato.
Per la UIL Calabria è fondamentale che il tema della casa entri stabilmente nell’agenda politica regionale come priorità sociale e che si apra un confronto strutturato con le parti sociali, al fine di costruire politiche abitative capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone e di diventare un motore di sviluppo lungimirante.
Ripartire dall’abitare, conclude Senese, significa offrire ai giovani una ragione concreta per tornare e restare in Calabria. Ogni rientro possibile è una responsabilità assunta, ogni casa che si riapre è un segnale di futuro per territori che rischiano lo spopolamento. La vera domanda non è se sia possibile sostenere una politica abitativa ambiziosa, ma se la Calabria possa permettersi di non farlo.
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