Catanzaro,

Processo d’Appello “Insula”: le difese di Girasole e Pugliese chiedono la conferma della sentenza di primo grado

Al processo d’Appello “Insula”, in corso di svolgimento presso il Tribunale di Catanzaro, è stato il giorno delle difese dell’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, e del marito Franco Pugliese.

Gli avvocati difensori Marcello Bombardiere e Mario Bombardiere hanno discusso per oltre un’ora e mezza. I difensori di Girasole e Pugliese hanno presentato anche una memoria difensiva di oltre 130 pagine nella quale vengono ricostruiti tutti i passaggi burocratici attraverso gli atti pubblici. E proprio sugli atti, e a volte sulla sparizione di alcuni di essi, si è soffermato Mario Bombardiere che ha più volte parlato di accanimento contro l’ex sindaco Girasole e il marito, ricostruendo anche una serie di errori che avrebbero portato all’arresto e quindi all’imputazione degli stessi. I legali hanno chiesto, pertanto, al Tribunale di Catanzaro, che venga confermata la sentenza di primo grado nei confronti dei loro assistiti Carolina Girasole e Franco Pugliese, ovvero l’assoluzione da tutti i capi di imputazione perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il reato (erano accusati di voto di scambio politico-mafioso, turbativa d’asta e abuso d’ufficio). La prossima udienza è fissata per il 18 febbraio prossimo quando dovranno discutere gli avvocati difensori degli altri imputati.

Nel processo di primo grado, inoltre, dall’accusa di turbativa d’asta furono assolti anche Domenico Battigaglia e Antonio Calabretta. Così come vennero assolti dall’accusa di voto di scambio anche Nicola e Pasquale Arena. Per le contestazioni dei reati di abuso d’ufficio e turbativa in primo grado sono stati assolti anche Pasquale Arena e Paolo Lentini, mentre sono stati condannati a 3 anni e sei mesi ciascuno il boss Nicola Arena e gli imprenditori Antonio De Meco e Antonio Guarino. Dall’accusa di associazione mafiosa sono stati assolti Nicola Arena e i figli Massimo e Pasquale, così come Francesco Ponissa che però è stato condannato a quattro anni di reclusione per estorsione, ma assolto dal reato di usura.

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