Roma,

Moro e via Fani, la “geometrica potenza” di Piperno e il figlio del capo scorta: “Le BR non erano sole”

Via Fani

Il 16 marzo 1978, la geometrica potenza e le Br che non erano da sole.
“Hanno rapito Moro, hanno ucciso gli uomini della scorta”.

Quel giorno la storia dell’Italia cambiò per sempre. E proprio in quei giorni Franco Piperno, docente universitario es esperto di astronomia, uno dei maggiori esponenti di Potere Operaio, movimento politico completamente diverso dalle Brigate Rosse e spesso anche in conflitto con la formazione di Renato Curcio, coniò il termine “geometrica potenza” per descrivere la capacità militare dimostrata dai brigatisti rossi nell’agguato di via Fani. Piperno si espresse così si tratta di «Coniugare insieme la terribile bellezza di quel 12 marzo del ‘77 per le strade di Roma (corteo di massa armato) con la geometrica potenza dispiegata in via Fani». (F.Piperno, Dal terrorismo alla guerriglia, in “Pre-Print” Dicembre 1978).

Quella definizione all’epoca fu relegata quasi come il delirio di un visionario, ma i riferimenti di Piperno erano chiari, chiarissimi. Tanto che oggi, a distanza di 40 anni, le stesse cose, con parole diverse, le dice Sandro Leonardi, figlio di Oreste, maresciallo dei carabinieri e Caposcorta di Aldo Moro. Lo racconta a SkyTG24, in una lunga intervista rilasciata a Helga Cossu. Quando Piperno parla di geometrica potenza tira in ballo un’azione militare fatta da professionisti, da gente abituata a sparare e a farlo con la massima della precisione, colpendo tutti gli uomini della scorta – oltre a Oreste Leonardi morirono Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino – evitando accuratamente di procurare anche solo un graffio al presidente Moro Furono sparati circa cento colpi di arma da fuoco tra mitragliette e altri armi da sparo).  Geometrica è l’azione di chi ha sparato con precisione estrema, precisione da militare super preparato. La potenza, invece, coinvolge altre nazioni, potenti appunto, che avrebbero infiltrato le BR. Perché lo spiega proprio Sandro Leonardi nella sua intervista.

Ecco uno stralcio dell’intervista di Helga Cossu a Sandro Leonardi (intervista integrale alle ore 15:00 su SkyTg24).

«Io non credo che si arriverà mai a un dunque, perché questo probabilmente scoperchia qualcosa che non deve venire fuori, perché io personalmente non credo che siano state solo le Brigate Rosse quel giorno a fare quello che hanno fatto.

Troppe cose strane sono successe: prima dell’evento, il giorno prima dell’evento, durante l’evento, e nei giorni successivi all’evento. Il giorno prima dell’evento ci fu un cambio macchine. L’Alfetta che è presente il 16 marzo non è l’Alfetta che utilizzavano il giorno prima. Il 16 marzo fu sospesa la bonifica del percorso che veniva fatto da Aldo Moro. Poi tutte le varie ricostruzioni che si sono fatte dell’attentato: ad oggi non si sa quante persone c’erano effettivamente e se si conoscessero tra di loro.

Vero è che la distanza era ravvicinata, ma la precisione con cui furono uccisi l’autista appuntato Ricci, mio padre, e tre uomini di scorta della Polizia, senza che l’onorevole Moro avesse un minimo graffio; non hanno dato modo a nessuno di loro di reagire e conoscendo mio padre e gli altri è stata veramente un’azione fulminea e preparata. Io non credo che le Brigate Rosse avessero questo tipo di preparazione, probabilmente c’era qualcun altro che li ha aiutati. Io credo che questa gente fossero dei pupazzi in mano a un puparo e questo puparo in qualche maniera non era solo. C’erano interessi diversi a che Moro non proseguisse in quello che stava facendo. Quel giorno la storia dell’Italia è cambiata, Moro sarebbe diventato presidente della Repubblica da lì a poco e con l’appoggio dei Comunisti. Andreotti quella mattina doveva fare il discorso alla Camera. La storia dell’Italia è cambiata, qualcuno ha voluto che Moro sparisse e in questo qualcuno probabilmente c’è anche lo Stato».

Istituto S.Anna