Roma, 
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Incidente nei campi, due uomini perdono la vita: Federacma chiede interventi immediati

Un gravissimo incidente si è verificato nelle campagne tra Pallagorio e Casabona, nel Crotonese, dove un trattore è precipitato in un burrone per oltre cento metri causando la morte di due persone e il ferimento di una terza. I tre uomini stavano raggiungendo un uliveto quando, secondo una prima ricostruzione, il terreno o la strada rurale avrebbero ceduto all’improvviso, facendo perdere stabilità al mezzo agricolo.

A perdere la vita sono stati un agricoltore 78enne del posto e un giovane lavoratore di origine pakistana. Un altro operaio, anch’egli pakistano, è stato soccorso in condizioni critiche e trasferito in elicottero all’ospedale di Catanzaro. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti carabinieri, vigili del fuoco e personale sanitario del 118, ma per due dei tre uomini non c’è stato nulla da fare.

La tragedia riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei campi, un ambito che continua a registrare incidenti drammatici e troppo spesso mortali. A intervenire sulla vicenda è Federacma, la Federazione Confcommercio che rappresenta il settore delle macchine agricole, che esprime cordoglio e chiede interventi urgenti. «Non possiamo più accettare che il lavoro nei campi continui a costare vite umane – dichiara il presidente Andrea Borio –. Il cedimento di una strada rurale che porta al ribaltamento di un trattore dimostra quanto siano necessari controlli, formazione e un serio piano di messa in sicurezza delle aree agricole».

Federacma ricorda inoltre che, secondo i dati INAIL, il ribaltamento dei trattori rappresenta la principale causa di morte sul lavoro in agricoltura, con circa un centinaio di decessi all’anno. Solo in Calabria, negli ultimi mesi, altri due incidenti simili hanno provocato la morte di un 56enne nel Catanzarese e di un 63enne a Platì. La Federazione rinnova quindi l’appello al Governo affinché venga finalmente attivata la revisione obbligatoria dei mezzi agricoli, prevista da anni ma mai resa effettivamente operativa. «La sicurezza non può dipendere dalla fortuna – conclude Borio –. È necessario un piano nazionale che metta al centro la prevenzione. Ogni ribaltamento, ogni vita spezzata, è il risultato di un sistema che non ha fatto abbastanza».

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