Cirò
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“Giù le mani dalla collina del vino”, produttori del Cirotano contro il nuovo Parco eolico

foto: Consorzio vini cirò (Facebook)

L’oro di Krimisa è a rischio? Uno dei vini se non il vino più antico del mondo potrebbe essere minacciato dalle pale eoliche. Per questo i produttori del “nettare degli Dei” (il vino che veniva donato ai vincitori degli antichi giochi di Olimpia) si ribellano ad un progetto che va avanti ormai da 12 anni e che ora ha avuto il via libera dal Comune. Originariamente le pale eoliche dovevano essere 18, ora ridotte a 4, ma i lavori di realizzazione porteranno a una modifica degli ambienti, secondo i produttori di vino del Cirotano che si uniscono nel coro di “Giù le mani dalla collina del vino”.

“La realizzazione del Parco Timpe di Muzzunetti – scrive il Consorzio di Tutela Vini Doc Cirò e Melissa – avrebbe un effetto devastante sul paesaggio, sulla tutela delle zone viticole a Denominazione, principale fonte di reddito e la più importante risorsa per il futuro della nostra comunità. Almeno due ettari di vigneti ricadenti nell’area saranno destinati all’estirpazione e all’abbandono. Il progetto va contro l’ambiente, le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale; senza trascurare, infine, l’inevitabile inquinamento acustico da pale, con ogni comprensibile e ulteriore aggravio per le attività produttive”.

A questo si aggiunge anche che proprio il Cirotano, soprattutto la zona di Punta Alice, rappresenta “l’autostrada degli uccelli migratori” e che la Stazione Ornitologica Calabrese, solo nelle ultime settimane, ha censito migliaia di uccelli migratori di specie protette. Uccelli che vedrebbero minacciato la loro “autostrada” dal rumore e dall’ostacolo delle pale eoliche.

La questione è stata ripresa anche dal quotidiano nazionale La Repubblica, in un articolo a firma di Giuseppe Smorto che aggiunge: “Vino (e olio) sono una voce importante di export di una regione fra le più povere di Europa. Il Consorzio di Tutela Vini Doc Cirò e Melissa vende all’estero il 45% delle sue oltre 4 milioni di bottiglie. Si tratta di un’area che vuole mantenere la sua vocazione agricola, la sua cultura contadina. Un posto attraversato non solo dalla storia antica ma anche quella del Novecento, purtroppo nessuno ricorda più la strage di Melissa: la polizia sparò ai braccianti che occupavano le terre, tre morirono colpiti alla schiena, anno 1949. Nicola Fiorita, dirigente di Slow Food e scrittore, parla di un luogo simbolo da difendere, specialmente ora che il turismo eno-gastronomico ha preso piede. Non sono contro l’energia eolica, – dice Fiorita – ma un progetto del genere rischia di distruggere tutto il lavoro fatto in questi anni. Ripropone l’immagine di una Calabria non attenta ai suoi tesori ambientali, la capitale del vino va invece difesa. C’è una giovane generazione imprenditoriale, li chiamiamo i Cirò-boys, che rianima e rilancia le cantine. Pensiamo a loro, non facciamoli andare via”.

Sempre La Repubblica chiude: “La parola passa ora alla Regione e all’assessore all’Ambiente Sergio De Caprio, più noto come Capitano Ultimo, il carabiniere che arrestò Totò Riina. Ha recentemente promesso lo stop definitivo ai parchi eolici, ammettendo implicitamente che le maglie in Calabria sono state troppo larghe. Quelli che a Cirò hanno a cuore paesaggio e vino sperano ora che alla dichiarazione seguano fatti e leggi”.