Un ritrovamento di eccezionale valore scientifico è avvenuto nei giorni scorsi lungo il litorale crotonese. Nel tratto di costa antistante il Lido degli Scogli è stata rinvenuta la carcassa integra di una femmina di Ziphius cavirostris, comunemente noto come zifio, in avanzato stato di gravidanza, con feto prossimo al parto.
A darne notizia è il Circolo per l’Ambiente IBIS ODV, che sottolinea l’eccezionalità dell’evento nel contesto del Mar Mediterraneo, bacino in cui le popolazioni di questa specie risultano rare, frammentate e particolarmente vulnerabili.
Lo zifio appartiene alla famiglia degli Ziphiidae, le cosiddette “balene dal becco”, un gruppo di cetacei tra i meno conosciuti e studiati al mondo. La difficoltà nello studio di questa specie è legata al suo stile di vita estremamente elusivo: vive prevalentemente in mare aperto e a grandi profondità, ed è capace di compiere immersioni record che superano i 1.000 metri, con apnee che possono durare oltre un’ora. Proprio per queste caratteristiche, gli avvistamenti in natura sono rari e gran parte delle conoscenze scientifiche deriva da spiaggiamenti e analisi post mortem.
In questo quadro, il rinvenimento di una femmina gravida con feto in fase avanzata di sviluppo assume un’importanza straordinaria. Eventi di questo tipo sono infatti raramente documentati nella letteratura scientifica internazionale e possono fornire informazioni cruciali sulla biologia riproduttiva della specie, tuttora poco conosciuta. Le poche evidenze disponibili indicano una gestazione lunga, di circa 15 mesi, la nascita di un solo piccolo e lunghi intervalli tra un evento riproduttivo e l’altro, fattori che rendono lo zifio particolarmente sensibile a qualsiasi incremento della mortalità.
L’esemplare rinvenuto, di dimensioni medio-grandi, presenta le caratteristiche tipiche della specie: corpo robusto e idrodinamico, testa arrotondata con rostro poco pronunciato e colorazione grigio-brunastra, spesso segnata da cicatrici dovute a interazioni con altri individui o a predatori naturali. Come avviene per le femmine di zifio, l’animale era privo dei due denti mandibolari tipici dei maschi adulti.
Il Circolo IBIS ha inoltre ritenuto necessario chiarire alcune informazioni diffuse inizialmente in modo errato, che identificavano l’animale come un delfino. Si tratta di un’imprecisione scientifica rilevante: i delfini appartengono a una famiglia diversa, hanno dimensioni inferiori, comportamento sociale e habitat prevalentemente costiero, mentre lo zifio è un cetaceo specializzato per la vita in mare profondo. Una corretta identificazione è fondamentale sia per una corretta informazione al pubblico sia per il giusto inquadramento scientifico e conservazionistico dell’evento.
La carcassa, attualmente in buono stato di conservazione, sarà trasferita presso l’Istituto Zooprofilattico, dove verrà sottoposta a esami necroscopici e analisi multidisciplinari. Gli accertamenti serviranno a chiarire le cause della morte, valutare la presenza di patologie, contaminanti ambientali o traumi, e a determinare con precisione l’età gestazionale del feto. I dati raccolti potranno contribuire in modo significativo ad ampliare le conoscenze sulla presenza e lo stato di salute della popolazione mediterranea di zifio.
È noto, inoltre, che questa specie è tra le più sensibili all’inquinamento acustico subacqueo, in particolare ai sonar militari a media frequenza, spesso correlati a eventi di spiaggiamento. Anche il traffico navale, l’inquinamento chimico e il cambiamento climatico rappresentano pressioni crescenti su un cetaceo già di per sé raro e criptico.
Sull’importanza del ritrovamento è intervenuto il presidente del Circolo IBIS, Girolamo Parretta: «Il rinvenimento di una femmina di zifio in avanzato stato di gravidanza lungo le nostre coste rappresenta un evento di straordinaria rilevanza scientifica, probabilmente tra i più significativi documentati nel Mediterraneo negli ultimi anni. Ogni dato che potrà essere raccolto da questo esemplare contribuirà in modo determinante alla comprensione di una delle specie più misteriose dei nostri mari e rafforza l’urgenza di intensificare le attività di monitoraggio, ricerca e tutela del patrimonio marino».
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