La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato integralmente la sentenza di condanna pronunciata in primo grado dal Tribunale di Crotone nei confronti dei medici Giuseppe Brisinda, Maria Michela Chiarello e Giuseppina Peta, riconosciuti responsabili del reato di lesioni colpose ai danni di Vito Vona.
La decisione della Terza Sezione Penale, depositata il 16 gennaio 2026, chiude un lungo iter giudiziario avviato a seguito della denuncia presentata dallo stesso Vona nel 2018, dopo un intervento chirurgico eseguito nel novembre 2016 presso l’ospedale di Crotone. Le indagini della Procura si erano concluse nel dicembre 2019, portando al rinvio a giudizio nel maggio 2020 e alla prima sentenza di condanna il 7 luglio 2023. Oggi, a distanza di anni, la giustizia conferma anche in secondo grado le responsabilità accertate.
Con il dispositivo, la Corte ha respinto tutte le richieste avanzate sia dal Pubblico Ministero sia dalle difese degli imputati, rigettando l’istanza di prescrizione del reato e quella di disporre una nuova consulenza tecnica d’ufficio. Confermate anche le statuizioni civili: gli imputati sono stati condannati alla rifusione delle spese processuali sostenute dalla parte civile, liquidate in 1.200 euro oltre accessori di legge, nonché al pagamento delle ulteriori spese del grado di giudizio.
Secondo l’impianto accusatorio, validato da due gradi di giudizio, l’intervento chirurgico eseguito il 14 novembre 2016 fu caratterizzato da un errore diagnostico e da gravi criticità terapeutico-chirurgiche. I sanitari operarono per un presunto volvolo gastrico, praticando una gastroresezione parziale che – secondo le consulenze tecniche della parte civile – non sarebbe stata clinicamente necessaria. L’asportazione di una parte consistente dello stomaco avrebbe innescato una reazione a catena con conseguenze irreversibili per il paziente. Quella che doveva essere un’operazione risolutiva si trasformò, per Vito Vona, allora poco più che trentenne, nell’inizio di un lungo calvario sanitario. Negli anni successivi, l’uomo è stato costretto a sottoporsi a numerosi interventi chirurgici riparatori che hanno portato, infine, alla totale asportazione dello stomaco, con danni permanenti sulla qualità della vita.
Un ruolo centrale nel processo è stato svolto dalla consulenza medico-legale prodotta dalla parte civile, redatta da un collegio peritale dello studio specialistico di Medicina legale e delle assicurazioni Li Preti di Cosenza, ritenuta decisiva per dimostrare il nesso causale tra l’intervento iniziale e le gravi conseguenze subite dal paziente. La sentenza d’Appello apre ora la strada all’avvio dell’azione civile per la definitiva quantificazione del danno. «Un risultato che non restituisce la salute – viene sottolineato dall’avvocato Manica – ma che riconosce giustizia e conferma la correttezza delle tesi sostenute sin dall’inizio, ponendo le basi per un legittimo risarcimento».
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