Belvedere di Spinello (KR), 
Tempo di lettura: 3m 4s

Belvedere Spinello, inchiesta sulla gestione dell’acqua: sigilli a pozzi e condotte

Sequestro preventivo di alcune infrastrutture del sistema idrico comunale e notifiche di avvisi di garanzia nei confronti dell’ex sindaco, dell’attuale primo cittadino e del responsabile dell’Area Tecnica. È quanto disposto nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone sulla gestione dell’approvvigionamento idrico del centro abitato.

L’operazione è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Crotone, con il supporto dei militari della Stazione competente. I sigilli hanno riguardato, tra le altre cose, un pozzo situato in prossimità del fiume Neto, una pompa di sollevamento, una vasca di raccolta, una pompa dosatrice e diversi tratti della rete di adduzione e distribuzione.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – allo stato delle indagini e nel rispetto della presunzione di innocenza – emergerebbe un quadro di presunte omissioni nella gestione del sistema idrico, con ipotesi di reato che spaziano dall’omissione o rifiuto di atti d’ufficio ai delitti colposi contro la salute pubblica.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe il funzionamento della rete di distribuzione, che per anni sarebbe stata alimentata da fonti diverse. In particolare, accanto all’acqua proveniente dal gestore del servizio idrico regionale, sarebbe stata utilizzata anche quella captata da un pozzo ubicato nell’area del fiume Neto, originariamente destinato ad altri usi e, secondo l’accusa, privo di un adeguato sistema di potabilizzazione.

La criticità principale riguarderebbe la miscelazione delle acque. Il sistema avrebbe infatti convogliato l’acqua del pozzo verso una vasca di raccolta e successivamente nel serbatoio comunale, dove si sarebbe unita a quella formalmente potabile, venendo poi distribuita all’intera utenza. Una procedura che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe avvenuta senza un trattamento idoneo, con il rischio di immettere nella rete acqua non conforme ai parametri previsti per il consumo umano.

A supporto delle contestazioni vi sarebbero anche gli esiti di diversi controlli tecnici e sanitari effettuati nel tempo da Arpacal e Asp, che avrebbero rilevato il superamento dei limiti per alcuni parametri, tra cui torbidità, cloruri e sodio, oltre alla presenza di batteri come Escherichia coli e coliformi in più punti della rete.

Le indagini evidenziano inoltre come, dopo un primo divieto di utilizzo dell’acqua per scopi potabili disposto nel settembre 2024, il provvedimento sarebbe stato successivamente revocato nonostante il permanere di criticità. Anche gli interventi successivi, come l’installazione di una pompa dosatrice di cloro, sarebbero stati ritenuti insufficienti, in quanto privi di sistemi automatici di controllo e monitoraggio continuo. In occasione di un sopralluogo, inoltre, sarebbe stata riscontrata la mancanza di cloro nel sistema e l’assenza di adeguate misure di sicurezza nei locali tecnici.

Agli indagati viene contestato, in sintesi, di non aver impedito l’immissione nella rete cittadina di acqua ritenuta non idonea al consumo umano e di non aver adottato, pur in presenza di ripetuti segnali di allarme, gli interventi necessari a tutelare la salute pubblica. Per i soggetti che hanno ricoperto il ruolo di sindaco, le ipotesi accusatorie risultano aggravate dal loro ruolo di autorità sanitaria locale.

Il sequestro disposto dall’Autorità giudiziaria è finalizzato a interrompere la prosecuzione della situazione ritenuta a rischio e a impedire l’ulteriore utilizzo delle infrastrutture coinvolte.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati resta valido il principio di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.

Notizie correlate