Si è spenta a 58 anni Francesca Anastasio, madre di Domenico “Dodò” Gabriele, il bambino ucciso nel 2009 durante un agguato di ’ndrangheta avvenuto su un campo di calcetto alla periferia nord di Crotone. La donna è morta in un ospedale di Milano, dove era ricoverata da quasi tre mesi a seguito di complicazioni sopraggiunte dopo un intervento chirurgico.
La sua scomparsa ha profondamente colpito la comunità crotonese e quanti, negli anni, hanno conosciuto il suo impegno nel mantenere viva la memoria del figlio, diventato simbolo innocente della violenza mafiosa.
La tragedia che segnò la vita della famiglia risale al giugno del 2009, quando il piccolo Dodò, appena undicenne, venne colpito mortalmente durante un agguato destinato ad altri obiettivi. Da quel momento Francesca Anastasio e il marito Giovanni hanno trasformato il dolore privato in un percorso pubblico di testimonianza, incontrando studenti, associazioni e istituzioni per parlare di legalità, rispetto della vita e contrasto alla criminalità organizzata.
Negli anni la loro presenza nelle scuole e nelle iniziative dedicate alla memoria delle vittime innocenti delle mafie è diventata un punto di riferimento per tanti giovani. Con parole semplici ma incisive, Francesca Anastasio invitava spesso i ragazzi a non lasciare che la criminalità spegnesse i sogni e la bellezza della vita.
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati nelle ultime ore. Tra questi anche quello dell’associazione Libera, che ha ricordato la forza silenziosa con cui la donna ha affrontato il dolore in questi anni, trasformandolo in una testimonianza civile capace di lasciare un segno profondo. Vicinanza è stata espressa anche dall’amministrazione comunale di Crotone, che ha sottolineato il valore del suo impegno nel diffondere tra le nuove generazioni i principi della legalità e del rispetto umano.
La figura di Francesca Anastasio resta legata a doppio filo alla memoria del piccolo Dodò e a una battaglia civile che, per oltre quindici anni, ha rappresentato per il territorio un esempio di dignità, coraggio e resistenza alla cultura mafiosa.
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