Strongoli (KR), 
Tempo di lettura: 3m 39s

Strongoli ricorda Arturo Caputo: una vittima innocente diventata simbolo di legalità

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ricorda Arturo Caputo, giovane vittima innocente della ’ndrangheta, a 36 anni da una tragedia che continua a interrogare la coscienza civile del Paese e richiama il ruolo fondamentale della scuola nella promozione della legalità e dei diritti umani.

Arturo aveva soltanto sedici anni. Era uno studente dell’Istituto Tecnico Commerciale “C. Lucifero” di Crotone e aveva da poco iniziato le vacanze estive. La sera del 4 luglio 1990 si trovava in una pizzeria di Strongoli Marina, insieme ad alcuni amici, per seguire la semifinale dei Campionati Mondiali di calcio tra Germania e Inghilterra. Una serata di normalità, di quelle che dovrebbero appartenere alla spensieratezza dell’adolescenza, si trasformò invece in una delle pagine più dolorose legate alle vittime innocenti della criminalità organizzata.

All’interno del locale fece irruzione un sicario armato di fucile a pompa, con l’obiettivo di colpire Salvatore Scalise, ritenuto vicino agli ambienti della criminalità organizzata locale. L’agguato, maturato nel contesto della violenta faida tra i clan Dima e Castiglione per il controllo del territorio dell’alto Crotonese, provocò il panico tra i presenti.

Nel caos della sparatoria furono raggiunti anche tre ragazzi seduti a tavoli diversi. Vincenzo Persiano e Giuseppe De Tursi rimasero feriti, mentre Arturo Caputo fu colpito mortalmente alla testa. Morì sul colpo, senza alcuna possibilità di salvezza.

La sua morte resta il simbolo di una violenza cieca, capace di travolgere anche chi è completamente estraneo a ogni contesto criminale. Una vita innocente spezzata dalla brutalità mafiosa, che ha lasciato una ferita profonda nella famiglia, nella comunità di Strongoli e nell’intero territorio crotonese.

Le indagini individuarono sin da subito il movente mafioso dell’agguato, ma il clima di intimidazione, la scarsa collaborazione dei testimoni e l’insufficienza degli elementi probatori impedirono di arrivare all’individuazione dei responsabili. L’inchiesta venne archiviata senza un processo, lasciando irrisolto uno dei tanti casi di giustizia negata che segnano ancora la storia della lotta alla ’ndrangheta.

Negli anni, però, il ricordo di Arturo Caputo non è stato cancellato. La comunità scolastica e le istituzioni hanno scelto di custodirne la memoria. L’Istituto “C. Lucifero” di Crotone ha intitolato alla sua memoria la biblioteca scolastica, trasformando un luogo di studio e crescita culturale in uno spazio permanente dedicato alla conoscenza, alla legalità e alla responsabilità civile.

Nel solco di questo impegno, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone oggi l’istituzione del “Minuto della Scelta – Arturo Caputo”, da celebrare ogni anno il 4 luglio nelle scuole italiane.

Non si tratterebbe di un semplice minuto di silenzio, ma di un momento di responsabilità attiva. Dopo la lettura della storia di Arturo, ogni studente sarebbe invitato a formulare un impegno personale e concreto da realizzare durante l’anno scolastico: un gesto in favore della legalità, del rispetto dei diritti umani, del contrasto al bullismo, della solidarietà, della cura dei beni comuni o della partecipazione civica.

Le riflessioni e gli impegni raccolti confluirebbero poi in un “Archivio delle Scelte”, custodito da ciascun istituto scolastico come testimonianza dell’impegno assunto dalle nuove generazioni.

L’obiettivo è trasformare la memoria in responsabilità quotidiana, affinché il nome di Arturo Caputo non venga ricordato soltanto come quello di una vittima innocente della mafia, ma diventi simbolo della capacità dei giovani di scegliere ogni giorno la legalità, il rispetto della dignità umana e il coraggio civile.

Ricordare Arturo Caputo significa riaffermare il valore della vita, della giustizia e della libertà. Significa ricordare che la lotta contro le mafie non riguarda soltanto le istituzioni e le forze dell’ordine, ma chiama in causa l’intera comunità, a partire dalla scuola.

“Solo una memoria che si trasforma in educazione può costruire cittadini consapevoli e comunità realmente libere dalla cultura mafiosa”, sottolinea il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, affidando alla scuola italiana il compito di tenere viva una storia che continua a parlare alle nuove generazioni.

Notizie correlate