Crotone, 
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Scuola e smartphone, il CNDDU: “Non basta il divieto, serve un progetto educativo integrato”

Il dibattito sull’uso dei telefoni cellulari negli ambienti scolastici torna al centro dell’attenzione pubblica. A intervenire è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che invita a riflettere sul tema non soltanto in termini disciplinari, ma come questione sociale, educativa e di salute. I dati confermano la portata del fenomeno: un’indagine condotta in Sicilia nel 2022 ha evidenziato che oltre il 30% degli studenti delle scuole secondarie presenta una vera e propria dipendenza da smartphone. Un successivo studio del 2025 rileva che l’81% dei giovani tra i 16 e i 35 anni si considera dipendente dal dispositivo, con sintomi diffusi come perdita di sonno (57%), ansia da notifica (50%), calo delle performance scolastiche (30%) e isolamento sociale (40%).

Il problema inizia presto: secondo l’Osservatorio Generation Ship, il 43% dei bambini tra i 6 e i 10 anni utilizza quotidianamente lo smartphone, percentuale cresciuta sensibilmente dopo la pandemia. Le conseguenze sono preoccupanti: una ricerca su oltre 4.000 adolescenti ha evidenziato un rischio fino a triplicato di ideazione suicidaria nei ragazzi che sviluppano un uso compulsivo di smartphone e social media. Eppure, emerge anche un segnale positivo: il 40% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni ha scelto di prendersi pause volontarie dai dispositivi digitali, un dato in crescita rispetto al passato.

Il CNDDU sottolinea che il divieto di smartphone in classe, pur rispondendo a esigenze di disciplina, non può essere una misura isolata. La normativa vigente (D.P.R. 249/1998 e D.P.R. 235/2007) prevede infatti che le sanzioni scolastiche siano proporzionate, temporanee e finalizzate all’educazione e al reinserimento. “La dipendenza da smartphone – spiega il presidente CNDDU, prof. Romano Pesavento – non può essere trattata solo come una questione disciplinare. Tocca i diritti fondamentali della persona, dalla salute al diritto allo studio. Per questo, al divieto vanno affiancati percorsi di prevenzione, educazione digitale e supporto psicologico”.

Il Coordinamento propone di rafforzare il ruolo della scuola come comunità educante, attraverso: programmi ministeriali di educazione digitale, formazione specifica per i docenti, sportelli di ascolto per studenti e famiglie, iniziative di alfabetizzazione critica e resilienza digitale. L’obiettivo, secondo il CNDDU, deve essere quello di trasformare il divieto in opportunità di responsabilizzazione e di benessere digitale. «Solo un approccio integrato – conclude Pesavento – che unisca il piano giuridico, pedagogico e sanitario, potrà affrontare una delle sfide più delicate del nostro tempo».

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