“La decisione assunta nel 2019 era giusta e coerente con le direttive europee: i rifiuti pericolosi devono essere portati fuori dalla Calabria”. Così Mario Oliverio, ex presidente della Regione, commenta la risposta del Commissario europeo per l’Ambiente Jessika Roswall all’interrogazione presentata dall’onorevole Nesci, che – sottolinea – “smentisce Eni e conferma la validità del PAUR approvato nel 2020”.
Secondo Oliverio, la Commissione ha chiarito che il Regolamento (UE) 2024/1157 non vieta il trasferimento dei rifiuti pericolosi verso Paesi OCSE, ma ne rafforza la tracciabilità e la sicurezza. “È la conferma – afferma – che quanto stabilito nel 2019 era giusto e che ogni tentativo di lasciare i veleni a Crotone rappresenta una manovra inaccettabile, bocciata nei fatti anche dall’Unione Europea”.
L’ex governatore ricorda che già nel 2020, con il Decreto Ministeriale n.7, era stato approvato il Piano Operativo di Bonifica (POB Fase 2), che prevedeva la rimozione e il trasferimento dei materiali contaminati (Tenorm e Norm, con e senza amianto) in impianti idonei fuori regione. “Tuttavia – aggiunge – da allora non è stato fatto nulla: cinque anni di immobilismo durante i quali né il Ministero, né la Regione, né il Comune o la Provincia hanno preteso l’attuazione delle prescrizioni”.
Oliverio elogia il lavoro del comitato cittadino “Fuori i Veleni – Crotone vuole vivere”, che con la propria azione “ha contribuito a smascherare e fermare un’operazione che avrebbe arrecato un grave danno alla città e ai suoi abitanti”.
Ora, sostiene, “è necessario che Eni Rewind avvii una bonifica vera e completa, come previsto dal POB Fase 2, abbandonando ogni ipotesi di intervento parziale”.
Particolare attenzione – evidenzia Oliverio – va data al ruolo di ARPACAL, “ente deputato al monitoraggio e alla certificazione dei lavori di bonifica”. L’ex presidente sollecita la riattivazione della convenzione stipulata nel 2016, che aveva permesso di potenziare i controlli con tecnici qualificati, e ribadisce la necessità di applicare integralmente le prescrizioni del PAUR, tra cui la realizzazione di una tendostruttura di copertura per impedire la dispersione di polveri e nanoparticelle nell’ambiente.
“È inaccettabile – conclude Oliverio – che i lavori procedano senza il rispetto delle misure di sicurezza previste. Ora che anche l’Europa ha chiarito, non ci sono più alibi: Eni Rewind deve procedere alla completa bonifica del SIN di Crotone nel pieno rispetto della legge. Crotone è una città dell’Italia, e i suoi cittadini hanno diritto alla tutela della salute e dell’ambiente”.
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