La Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha approvato all’unanimità la relazione sullo stato di attuazione degli interventi di bonifica del SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara, uno dei siti di interesse nazionale più estesi e complessi del Paese. Il documento è stato licenziato nel corso della seduta plenaria tenutasi a Roma e rappresenta un nuovo punto di riferimento nel lungo e difficile percorso di risanamento ambientale del territorio.
A presentare il lavoro sono stati i relatori di maggioranza e minoranza, l’onorevole Andrea Dara e il senatore Nicola Irto, affiancati da un gruppo di consulenti tecnici che hanno curato l’analisi ambientale, amministrativa e giudiziaria. Il presidente della Commissione, Jacopo Morrone, ha ringraziato i relatori per il lavoro svolto, sottolineando la necessità di superare lo stallo che da anni caratterizza il SIN crotonese.
Il sito, inserito nell’elenco dei SIN con decreto ministeriale del 2001 e perimetrato nel 2002 (con aggiornamento nel 2017), si estende per un’area vastissima, a terra e a mare, equivalente a oltre 3.200 campi da calcio. Le verifiche tecniche, si legge nella relazione, evidenziano ancora gravi criticità ambientali riconducibili alla presenza storica di attività chimiche e metallurgiche.
Uno dei nodi principali riguarda la gestione dei rifiuti pericolosi. Nel 2025 il TAR ha annullato l’ordinanza del Commissario straordinario sullo smaltimento dei materiali, chiarendo però che la competenza sulle modifiche al PAUR spetta esclusivamente alla Regione e che la scelta degli impianti di conferimento ricade sul soggetto responsabile della bonifica. Resta dunque irrisolto il problema dell’assenza, in Italia, di discariche autorizzate per materiali particolarmente pericolosi come TENORM e amianto, condizione che continua a bloccare gli interventi programmati.
A complicare ulteriormente il quadro, dal marzo 2026 entreranno in vigore nuove restrizioni europee sull’esportazione dei rifiuti, che limiteranno il trasferimento all’estero qualora esistano soluzioni tecnicamente ed economicamente sostenibili nel Paese di origine. Un passaggio che rende ancora più urgente l’individuazione di risposte strutturali a livello nazionale.
Sul fronte sanitario, il relatore di maggioranza Dara ha richiamato gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità, che segnalano un aumento di diverse patologie nelle aree del SIN, con concentrazioni di metalli pesanti superiori ai limiti consentiti. Dati che, secondo Dara, non possono essere ridotti a mere statistiche ma rappresentano un segnale allarmante per comunità che da oltre vent’anni attendono una bonifica reale, con tempi certi e un coordinamento nazionale efficace.
Sulla stessa linea il relatore di minoranza Irto, che ha definito l’approvazione della relazione «un atto importante, ma non sufficiente». Secondo il senatore, il tempo degli annunci è finito e ora tutte le istituzioni coinvolte devono assumersi la responsabilità di tradurre il lavoro parlamentare in scelte operative, mettendo al centro la tutela della salute pubblica e il futuro del territorio. Irto ha inoltre ricordato come la Regione Calabria avesse già indicato, nel PAUR del 2019, la necessità di trasferire i rifiuti contaminati in impianti idonei fuori dal territorio, proprio a salvaguardia delle popolazioni locali.
La relazione, richiamando anche i dati del rapporto Sentieri, ribadisce che la salute deve essere la bussola di ogni decisione pubblica. Un messaggio chiaro: dopo questo voto, non sono più ammissibili ritardi, ambiguità o rimpalli di competenze. Per il Crotonese, la richiesta è una sola: una bonifica sicura, definitiva e finalmente attuata.
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