Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) lancia un grido d’allarme sulla condizione di precarietà che coinvolge centinaia di insegnanti risultati idonei ai concorsi banditi nell’ambito del PNRR. Nonostante abbiano superato prove selettive di alto livello, molti di loro restano esclusi dall’immissione in ruolo, pur in presenza di migliaia di cattedre disponibili e autorizzate. Una situazione che, secondo il CNDDU, mina da un lato il principio di meritocrazia e, dall’altro, la continuità didattica, fondamentale per garantire un percorso di qualità agli studenti.
Il ricorso sistematico ai contratti a termine, utilizzati ormai come strumento ordinario per coprire il fabbisogno di personale, ha conseguenze pesanti sia sulla vita professionale ed economica dei docenti, sia sul diritto degli alunni a un’istruzione stabile e coerente. Un altro punto sottolineato riguarda l’Europa: la Commissione Europea, interpellata dagli stessi insegnanti, ha chiarito che non esistono vincoli comunitari allo scorrimento delle graduatorie, contraddicendo così le affermazioni politiche che attribuivano a presunte direttive europee l’impossibilità di stabilizzare il personale. Anzi, Bruxelles ha ribadito che l’obbligo è quello di limitare l’abuso dei contratti a termine, vincolo che l’Italia rischia di non rispettare.
Da qui l’appello diretto al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, perché adotti misure immediate per garantire lo scorrimento delle graduatorie e l’assunzione degli idonei. Secondo il CNDDU, non si tratta solo di un atto di giustizia verso chi ha dimostrato preparazione e merito, ma di una scelta politica capace di restituire fiducia nelle istituzioni e rafforzare il ruolo della scuola come bene pubblico. “Non è più tempo di rinvii né di soluzioni provvisorie – afferma il presidente Romano Pesavento – la stabilizzazione dei docenti idonei è una condizione imprescindibile per garantire qualità, inclusione e continuità didattica. Ogni ritardo aggrava una situazione già compromessa e rischia di incrinare ulteriormente il rapporto tra insegnanti, studenti e famiglie con le istituzioni”. Il Coordinamento ribadisce che rafforzare il sistema educativo significa riconoscere la professionalità degli insegnanti e tutelare un diritto fondamentale della collettività: quello a un’istruzione stabile, di qualità e rispettosa dei principi costituzionali.
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