Crotone, 
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Ricorso al TAR contro il termovalorizzatore di A2A a Crotone: “Serve tutela per un territorio già inquinato”

Un fronte comune di associazioni ambientaliste e civiche – WWF Crotone, Arci Crotone, Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ONA Crotone e Comitato Pro Papanice – ha presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria contro la Regione e A2A Ambiente S.p.A., gestore del termovalorizzatore di località Passovecchio. L’azione legale, curata dall’avvocato Angelo Calzone del foro di Vibo Valentia, chiede l’annullamento del decreto regionale che nel luglio scorso ha rinnovato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’impianto.

Secondo i ricorrenti, la Regione avrebbe approvato il rinnovo e gli interventi di ammodernamento del termovalorizzatore senza le necessarie valutazioni ambientali, sanitarie e idrogeologiche, nonostante l’impianto ricada all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Crotone-Cassano-Cerchiara”, uno dei più compromessi del Paese. L’area, infatti, è segnata da decenni di inquinamento industriale: già nel 2012 il Tribunale civile di Milano aveva accertato un grave inquinamento di suolo e falde e ordinato a Syndial (oggi ENI Rewind) la bonifica delle aree ex Pertusola ed ex Fosfotec.

L’impianto di termovalorizzazione, attivo dal 2001 e oggi gestito da A2A Ambiente, sorge all’interno del perimetro del SIN e, secondo le associazioni, interferirebbe con le attività di bonifica e di recupero ambientale. Nonostante ciò, nel 2025 la Regione Calabria ha approvato un progetto di ampliamento e ammodernamento che prevede nuovi edifici di servizio, aree di stoccaggio e un incremento complessivo della superficie di circa 5.200 metri quadrati.

Nel ricorso si contestano quattro mancanze principali: l’assenza della valutazione d’interferenza del Ministero dell’Ambiente per interventi in aree SIN; la mancata acquisizione del parere dell’Autorità di Bacino, obbligatorio per opere in zona R3 (a rischio inondazione); l’omissione della Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) per la vicinanza al sito Natura 2000 “Fondali Gabella”; e la mancata richiesta del parere sanitario del Sindaco di Crotone. “È stato eluso ogni controllo sull’impatto cumulativo dell’impianto su un territorio già gravemente compromesso”, sostengono i promotori del ricorso.

Le associazioni richiamano anche la tragedia dell’alluvione del 1996, quando l’esondazione dei torrenti Esaro e Passovecchio provocò sei vittime, colpendo proprio l’area in cui sorge oggi l’impianto. A questo si aggiunge l’allarme sanitario: secondo il Rapporto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità, Crotone rientra tra le città italiane con i più alti tassi di incidenza tumorale in relazione all’inquinamento ambientale. Le associazioni chiedono al TAR Calabria la sospensione cautelare e, in via definitiva, l’annullamento del decreto regionale, invocando il principio di precauzione e la tutela della salute pubblica. La decisione del tribunale sarà attesa nelle prossime settimane. Il caso riporta al centro del dibattito nazionale il tema, mai risolto, della convivenza tra sviluppo industriale e tutela ambientale nel territorio crotonese.

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