Crotone, 
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Piazzale Nettuno, DemoS: “Servono meno slogan e più chiarezza sui servizi sociali”

Un nuovo intervento di bonifica e pulizia urbana è stato eseguito ieri nell’area di Piazzale Nettuno. L’operazione è stata commentata dalla consigliera comunale Marisa Luana Cavallo (Lega), che ha descritto l’iniziativa come un passo verso una città “più vivibile, solidale e attenta ai cittadini, senza lasciare indietro nessuno”.

Un messaggio positivo, ma che – secondo il Coordinamento DemoS Crotone – rischia di rimanere privo di concretezza senza un quadro chiaro sui servizi attivati per le persone senza dimora che abitualmente trovavano riparo nella zona. Da qui una serie di domande che, ad oggi, non hanno ricevuto risposta: quante persone sono state effettivamente prese in carico? Quali percorsi di assistenza o inclusione sono stati avviati? Con quali strumenti?

DemoS ricorda che un intervento analogo era già stato effettuato l’anno scorso, senza risultati duraturi: gli insediamenti informali erano infatti riapparsi, nel tempo, nella stessa area o in altre zone della città. Un segnale che, al di là della rimozione fisica, manca ancora una soluzione strutturale al problema.

Nel frattempo, il Comune ha avviato da maggio un progetto di housing sociale reso pubblico in modo trasparente: sono noti gli enti del Terzo Settore coinvolti, il finanziamento a disposizione, i servizi previsti e i 18 posti attualmente attivi. Un’iniziativa rilevante, ma per DemoS è arrivato il momento di un primo bilancio, a distanza di alcuni mesi dall’avvio.

La necessità di un nuovo sgombero, a poco più di un anno di distanza dal precedente, suggerirebbe che l’azione preventiva non stia ancora producendo gli effetti sperati. Per questa ragione, il Coordinamento richiama alla responsabilità chi ricopre ruoli istituzionali e invita a evitare narrazioni semplificate quando si affrontano temi legati alla fragilità sociale.

DemoS chiede quindi all’assessora Filly Pollinzi di integrare quanto dichiarato dalla consigliera Cavallo, fornendo informazioni puntuali sui servizi realmente attivati e sulle persone prese in carico durante l’intervento. Solo una comunicazione completa – afferma il Coordinamento – può aiutare i cittadini a comprendere se esista una reale strategia di inclusione o se si tratti di un’operazione limitata all’aspetto esteriore.

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