Quattro persone in carcere, due agli arresti domiciliari, altri due indagati in stato di libertà e una struttura ricettiva di Crotone sottoposta a sequestro preventivo. È il bilancio dell’operazione “Medusa”, condotta nelle prime ore di mercoledì 19 agosto dai Carabinieri del Comando provinciale di Crotone tra Isola di Capo Rizzuto e il capoluogo. I militari, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, delle unità cinofile dell’Arma e del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura della Repubblica.
L’inchiesta coinvolge complessivamente otto persone, sette di nazionalità straniera e un cittadino italiano, ritenute a vario titolo coinvolte in un presunto sodalizio dedito al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Tra le contestazioni figurano anche violenza sessuale aggravata e minaccia grave.
Per sei degli indagati il giudice ha disposto misure cautelari: quattro sono stati destinatari della custodia in carcere e due degli arresti domiciliari. Altre due persone sono state invece deferite in stato di libertà. Tra gli indagati figurano anche due donne dedite alla prostituzione che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero in alcune occasioni favorito l’ingresso e l’attività di altre ragazze nel circuito.
L’attività investigativa è stata avviata nell’autunno del 2025 dai Carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto e coordinata dalla Procura di Crotone, diretta dal procuratore Domenico Guarascio. Mesi di osservazioni, controlli e pedinamenti, affiancati da videosorveglianza e intercettazioni telefoniche e ambientali, avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire l’esistenza di un gruppo stabile, con base operativa a Isola di Capo Rizzuto. L’attività di prostituzione si sarebbe invece concentrata soprattutto a Crotone. Gli incontri avvenivano prevalentemente in strada, ma anche nelle abitazioni e all’interno di un hotel del capoluogo, posto sotto sequestro preventivo contestualmente all’esecuzione delle misure.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni rapporti sessuali a pagamento si sarebbero consumati anche all’interno delle automobili in diverse zone della città, non soltanto nelle aree periferiche. Tra i luoghi monitorati figurano i vicoli nei pressi di Piazzale Nettuno e le aree di parcheggio vicine allo stadio e all’ospedale, oltre a zone prossime a parchi giochi.
Il gruppo, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stato caratterizzato da forti legami familiari e da una precisa organizzazione interna. Le donne avrebbero provveduto autonomamente a trovare i clienti, mentre alcuni degli uomini coinvolti si sarebbero occupati degli accompagnamenti nei luoghi in cui si svolgevano gli incontri e della successiva vigilanza. Il fulcro dell’accusa riguarda però la gestione dei guadagni. Secondo gli inquirenti, gli uomini avrebbero vissuto in larga parte dei proventi dell’attività delle donne, facendo confluire il denaro in una sorta di “cassa comune”.
Gli accertamenti economico-finanziari, svolti dai Carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto con il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, avrebbero evidenziato una marcata sproporzione tra il tenore di vita degli indagati e i redditi dichiarati, in alcuni casi pari a zero. Attraverso l’analisi dei conti correnti e una stima degli incassi quotidiani, gli investigatori hanno quantificato profitti per svariate decine di migliaia di euro per ciascun nucleo familiare, arrivando in un caso a stimare quasi 90mila euro riconducibili a un singolo presunto sfruttatore. Parte del denaro sarebbe inoltre stata trasferita all’estero attraverso circuiti di rimessa non bancari.
L’indagine avrebbe documentato anche una clientela particolarmente ampia ed eterogenea, composta da persone appartenenti a differenti categorie sociali e professionali. Gli incontri non avrebbero richiamato soltanto clienti di Crotone e del territorio provinciale. Secondo gli investigatori, alcune persone raggiungevano il capoluogo anche dalle province di Catanzaro e Cosenza. Il gruppo avrebbe inoltre progettato di ampliare l’attività, replicando il sistema individuato dagli inquirenti anche in altre zone della Calabria.
Nell’inchiesta sono coinvolti anche i gestori di una struttura ricettiva di Crotone, entrambi sottoposti agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, avrebbero abitualmente consentito lo svolgimento degli incontri a pagamento nelle camere dell’hotel, agevolando l’attività e traendone un vantaggio economico. Gli investigatori contestano inoltre l’omessa registrazione di alcuni degli ospiti. La struttura è stata sottoposta a sequestro preventivo.
Uno dei passaggi più delicati dell’indagine riguarda il presunto vertice del gruppo, nei confronti del quale il gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi anche in relazione all’accusa di violenza sessuale aggravata. Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo avrebbe approfittato, alcuni anni fa, della vulnerabilità di una propria familiare, all’epoca minorenne, costringendola a subire ripetuti abusi e tentando anche di avviarla alla prostituzione. Dalle indagini sarebbe inoltre emerso che alcune delle donne coinvolte, pur apparendo consenzienti, sarebbero state sottoposte a forme di condizionamento e manipolazione psicologica da parte dei rispettivi mariti o compagni. In alcune circostanze, sempre secondo gli investigatori, durante gli accompagnamenti sarebbero stati portati in auto anche figli in tenera età, utilizzati come possibile copertura per eludere i controlli.
L’operazione rappresenta l’esito di diversi mesi di attività investigativa condotta dalla Tenenza dei Carabinieri di Isola di Capo Rizzuto sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento e la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata soltanto con sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
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