Un uomo di 48 anni è stato arrestato dai Carabinieri a Cotronei con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Nei confronti dell’indagato, già noto alle forze dell’ordine, il Tribunale di Crotone ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere.
L’episodio si è verificato nei giorni scorsi al termine di una violenta lite familiare. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, l’uomo avrebbe raggiunto l’abitazione dei genitori della moglie, dove la donna si era rifugiata poco prima, minacciando di morte sia la coniuge sia il padre di lei mentre brandiva un coltello.
L’intervento tempestivo dei Carabinieri della Stazione di Cotronei e dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Petilia Policastro ha consentito di bloccare il 48enne all’esterno dell’abitazione, prima che la situazione potesse degenerare ulteriormente. Dopo aver tentato di allontanarsi, l’uomo è stato fermato e arrestato in flagranza di reato.
In un primo momento l’indagato era stato posto agli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Successivamente, nell’udienza di convalida, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone ha confermato l’arresto, ritenendo sussistenti gli elementi raccolti dagli investigatori e valutando la gravità dei fatti contestati.
L’8 giugno il Gip ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere. Nel pomeriggio di oggi i Carabinieri hanno eseguito il provvedimento trasferendo il 48enne nella Casa Circondariale di Crotone, dove rimane a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
L’episodio si inserisce nel più ampio impegno delle forze dell’ordine nel contrasto alla violenza domestica e di genere. In questo ambito, le istituzioni continuano a sottolineare l’importanza di segnalare tempestivamente situazioni di minaccia, violenza o persecuzione, così da consentire interventi rapidi a tutela delle vittime e prevenire conseguenze più gravi.
Si ricorda che il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e che, fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, l’indagato è da considerarsi presunto innocente.
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