Crotone,

Crotone, parte della Fiera mariana su un sito contaminato da arsenico, zinco, piombo, rame, antimonio e cadmio

I sondaggi fatti da Tecnoparco sul porto di Crotone

Ricorderete tutti la conferenza stampa sulla Fiera mariana dell’assessore alle Attività produttive del Comune di Crotone, Sabrina Gentile, che rappresenta l’intera Amministrazione comunale e i suoi referenti politici. Una fiera, tra l’altro, costata 160 mila euro, soldi che in gran parte poteva restare nelle casse del Comune se ci fosse stata una organizzazione interna.
Ad ogni modo, la nostra, rispondendo ad una domanda della collega Antonella Marazziti sul perché non fosse stata utilizzata l’area degli ex mercati generali, disse: “Quella è un’area che non abbiamo potuto prendere in considerazione perché è un’area che va bonificata. Quindi, fare una fiera in un’area che non è ideona e non è sicura, onestamente io non la prendo in considerazione”.

E, dunque, gran parte della Fiera mariana, per questo e altri motivi, fu realizzata sulla “Banchina di riva” del Porto commerciale e industriale.

Banchina di riva che all’epoca fu posta sotto sequestro dal Nisa sia per la superficie che per il sottosuolo.

Banchina di riva che, denque, nella relazione di Tecnoparco Valbasento SpA‐ Laboratorio Chimico ‐ Pisticci Scalo (MT) per conto del Comune di Crotone, restituisce come risultato, matrici di contaminanti altamente pericolose e in grandi quantità.

Sull’area della Banchina di riva, a parte una piccolissima zona che riguardava una cabina elettrica, non risulta essere mai stata fatta nessuna bonificata o messa in sicurezza.

Ecco cosa scrive Tecnoparco sulle analisi dei contaminanti sulla Banchina di riva nel “Piano di caratterizzazione relativo”.

“Nel sito sono stati eseguiti 4 sondaggi, identificati con sigla “BAN Sx”, n.1 dei quali approfondito a piezometro e identificato con sigla “BAN Pzx”. Nell’ambito delle operazioni di caratterizzazione, è stato prelevato il seguente numero di campioni:

suolo: n. 13 campioni

acque sotterranee: n. 2 campioni”.

E poi i risultati e le conclusioni
“Esiti analitici

Il dettaglio dei dati analitici è contenuto nei rapporti di prova allegati al presente elaborato. Si riporta di seguito la tabella rappresentativa degli analiti fuori limite (in rosso) rispetto alle CSC di riferimento per la specifica destinazione d’uso del sito:

 

Su alcuni dei campioni di terreno prelevati, è stato eseguito il test di cessione finalizzato alla verifica della conformità del materiale al suo utilizzo come rilevati e sottofondo stradale.

Si riporta di seguito la tabella rappresentativa degli analiti fuori limite (in rosso) rispetto alle concentrazioni fissate dalla vigente normativa:

 

Conclusioni

Sulla scorta dei dati esposti al punto precedente, avendo riscontrato dei superamenti delle CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) nella matrice suolo per la specifica destinazione del sito (uso commerciale e industriale) e nella matrice acque sotterranee, ai sensi dell’art. 240 del D.lgs 152/2006 lettera d) il sito può definirsi potenzialmente contaminato. Inoltre si osserva come in più punti il materiale prelevato non risulti conforme ai requisiti fissati per il recupero dei rifiuti come sottofondo stradale o per la formazione di rilevati, in particolare ai limiti per il test di cessione di cui all’All. 3 del DM 5 febbraio 1998 nella sua versione vigente”.

Secondo uno studio dei dati “i valori molto alti di alcuni metalli, riconducibili sia alla scoria “cubilot” che alle “ferriti di zinco”, unitamente ai valori delle CSR, indicano una situazione di grave pericolo per la salute dei soggetti esposti (ovviamente per lunghi periodi ndr). Per l’arsenico l’analisi di rischio sito ha stabilito una CSR nel suolo superficiale (1 m) di 1,15 mg/Kg e nel suolo profondo di 0,59 mg/Kg, mentre il semimetallo  in alcuni campioni è risultato 4.440 mg/Kg, che per una sostanza cancerogena sono da prendere in serie considerazione. Quasi certamente la banchina del porto è stata contaminata nel corso dei decenni, perché proprio quel tratto era utilizzato per l’arrivo e l’imbarco delle merci industriali”.

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