Dopo un quarto di secolo di immobilismo, qualcosa finalmente si muove sul fronte del SIN di Crotone. Cinquantotto camion, carichi di oltre 1.560 tonnellate di rifiuti tossici, hanno lasciato la città diretti verso siti di smaltimento fuori dalla Calabria. È il primo passo concreto di un processo di bonifica che i cittadini attendono da anni, simbolo di un cambiamento che sembrava impossibile.
La vicenda si intreccia con le ultime decisioni del TAR di Catanzaro, che ha rilevato criticità nelle procedure e richiamato la necessità di rispettare le competenze istituzionali. Una sentenza che, pur ponendo paletti giuridici, non ferma l’azione del Commissario straordinario, convinto che il proprio mandato imponga un “potere-dovere” operativo per tutelare la salute e l’ambiente.
«Il sito industriale avvelenato non è un’astrazione – ha ribadito – ma un pericolo concreto che si infiltra nelle falde e minaccia salute ed economia. Davanti a un incendio non si può attendere: bisogna correre a spegnerlo». Il paradosso, tuttavia, resta: mentre la discarica locale accoglie rifiuti pericolosi provenienti da tutta Italia, quelli del SIN di Crotone ne sono esclusi. Una contraddizione che richiede risposte chiare e soluzioni definitive.
Sul fronte politico arrivano segnali incoraggianti: la Regione Calabria ha avviato iniziative legislative per affrontare parte dei nodi rimasti irrisolti, mentre Eni Rewind è al lavoro per individuare nuovi siti di smaltimento anche all’estero. Contestualmente, il Ministero della Cultura e il MASE hanno affidato al Commissario anche la bonifica delle aree archeologiche di Antica Kroton.
La città, ferita da decenni di industrializzazione selvaggia, guarda ora a un orizzonte diverso. I camion in movimento non rappresentano soltanto tonnellate di rifiuti che se ne vanno: sono l’immagine di una comunità che dopo venticinque anni torna a sperare.
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