Catanzaro, 
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Beni archeologici rubati, il Riesame annulla le misure: tutti liberi gli indagati

Sono tornati in libertà tutti gli indagati coinvolti nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro su un presunto traffico illecito di reperti archeologici e sul saccheggio di siti di particolare valore in Calabria. A deciderlo è stato il Tribunale della libertà di Catanzaro, che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip.

L’ordinanza era stata eseguita il 12 dicembre scorso dai carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale. In base a quel provvedimento, due persone erano finite in carcere e nove erano state poste agli arresti domiciliari. Con l’annullamento disposto dal riesame, le misure cautelari sono venute meno e gli indagati sono stati rimessi in libertà.

Secondo l’impostazione accusatoria della Dda, il gruppo indagato avrebbe operato un saccheggio sistematico di aree e giacimenti archeologici, con l’obiettivo di trafugare reperti da destinare al mercato illegale. Nel fascicolo era stata inoltre contestata l’aggravante mafiosa: l’ipotesi era che l’attività potesse avere agevolato la cosca di ’ndrangheta Arena di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Cosenza e sarebbero partite dopo la scoperta di numerosi scavi clandestini in diversi siti. Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere un presunto traffico di reperti riconducibili a scavi abusivi eseguiti in aree di rilievo, tra cui i parchi archeologici nazionali di Scolacium, dell’antica Kaulon e di Capo Colonna.

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