L’aggressione ai danni del dottor Antonio Sulla riaccende il dibattito sulle condizioni in cui operano i professionisti sanitari e sul futuro della sanità nel territorio crotonese. A intervenire è Cesare Spanò, presidente del Comitato Centro Storico Krotone, che condanna con fermezza l’episodio e invita a un confronto più ampio e responsabile.
«La violenza non è mai giustificabile e va condannata senza esitazioni», sottolinea Spanò, esprimendo un ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro svolto e per il presidio costante di legalità garantito sul territorio, anche grazie al coordinamento della Prefettura.
Secondo il presidente del Comitato, quanto accaduto non può essere archiviato come un fatto isolato, ma deve rappresentare l’occasione per riflettere sulle criticità che interessano il sistema sanitario locale. «La sanità non può diventare terreno di scontro politico o oggetto di scelte legate alle convenienze del momento – osserva –. I problemi strutturali richiedono analisi serie e soluzioni durature».
Al centro dell’attenzione resta l’ospedale San Giovanni di Dio, per il quale da tempo si attende l’attivazione della sala di Emodinamica. Un passaggio considerato strategico per l’intero territorio. Spanò esprime fiducia nella nuova direzione sanitaria e nel lavoro dei professionisti coinvolti, auspicando che si possa finalmente arrivare a una svolta concreta.
Non meno rilevante è la situazione del pronto soccorso, migliorato sotto il profilo strutturale ma ancora segnato da una carenza di personale medico. Una criticità che incide sull’efficacia del servizio e che, secondo Spanò, non può essere affrontata esclusivamente sul piano economico: «Servono visione, programmazione e rispetto per chi da anni lavora con dedizione».
Altro nodo è quello della medicina territoriale. Una rete efficiente potrebbe ridurre significativamente gli accessi impropri al pronto soccorso, garantendo risposte più adeguate ai bisogni quotidiani dei cittadini. Tuttavia, i medici di famiglia si trovano spesso a operare tra vincoli burocratici e richieste crescenti. «Esistono giovani professionisti preparati – evidenzia – ma senza un contesto che li sostenga si rischia di alimentare frustrazione e disaffezione».
Attenzione viene rivolta anche alle cosiddette patologie “invisibili”, in particolare al disagio psicologico che interessa molti giovani. Rafforzare la rete di supporto psicologico e sociosanitario, secondo Spanò, dovrebbe rappresentare una priorità concreta.
Infine, il ruolo delle istituzioni locali. «Anche i sindaci hanno responsabilità in ambito sanitario – ricorda –. Possono proporre, sollecitare, vigilare e farsi portavoce delle esigenze reali della comunità». L’obiettivo non è individuare colpe, ma promuovere un’assunzione condivisa di responsabilità.
La vicenda, conclude Spanò, può diventare l’occasione per riaprire un confronto serio e partecipato sulla sanità del territorio: «Una sanità che metta al centro persone, pazienti e operatori, e che costruisca soluzioni con continuità, competenza e ascolto. La salute è un bene comune, e come tale va difeso e costruito insieme».
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